L’inflazione è scesa anche a novembre più delle attese in Germania (al 2,3%, dal 3% di ottobre) e Spagna (al 3,2%, dal 3,5% del mese precedente), secondo i dati pubblicati ieri. Così i mercati hanno anticipato le previsioni di un taglio dei tassi da parte della Bce: gli operatori vedono al 50% di probabilità una sforbiciata a marzo e al 100% ad aprile. Un secondo taglio è atteso già a giugno. Nel complesso è prevista una riduzione di 100 punti base nel 2024.
Questi valori indicano che gli operatori non credono alla Bce. Francoforte ha più volte escluso un taglio nel breve termine. Secondo la presidente Christine Lagarde una riduzione è da escludere «per almeno due trimestri». Ieri persino la colomba Yannis Stournaras ha detto che le scommesse su una mossa ad aprile sono «un po’ ottimiste», mentre se ne potrebbe parlare dal terzo trimestre del 2024.
Nonostante queste dichiarazioni, che si aggiungono a quelle ancora più nette della Bundesbank e dei falchi del consiglio Bce, i mercati puntano su marzo e aprile per il taglio: ritengono che l’inflazione continuerà a scendere, nonostante gli allarmi dei falchi (non condivisi da molti economisti) su un «ultimo miglio» difficile nella discesa del carovita. L’inflazione a ottobre 2022 era al 10,6% e da allora è scesa in modo rapido sulla scia del calo dei prezzi dell’energia. Gli operatori pensano invece che la Bce sarà obbligata a tagliare in anticipo i tassi per far fronte a un’economia che resterà debole nei prossimi mesi, dopo la contrazione del terzo trimestre 2023 e la stagnazione dei quattro precedenti.
Per l’Eurozona i rischi maggiori arrivano dal pil, proprio mentre negli Usa la crescita accelera in modo sostenuto. Si sta ampliando sempre di più il divario tra il prodotto europeo e quello di altre aree geografiche, anche se la materia non preoccupa la Bce, attenta invece a monitorare rischi di inflazione che per ora non trovano riscontro né nei salari né nelle aspettative. Anche i rischi di una nuova crisi energetica, sulla scia dei conflitti a Gaza e in Ucraina, appaiono limitati alla maggior parte degli economisti. Al contrario diventa sempre più critico lo scenario sul credito che peserà sulla crescita: i prestiti alle imprese a ottobre sono calati nell’Eurozona per la prima volta dal 2015 e in Italia il calo annuo sfiora il 6% (si veda MF-Milano Finanza di ieri).
L’inflazione in Germania e Spagna è diminuita soprattutto per i minori prezzi di gas e petrolio ma anche i valori core, al netto di energia e cibo, sono scesi oltre le attese a novembre: in Germania al 3,8% (dal 4,3% di ottobre) e in Spagna al 4,5% (dal 5,2%). Oggi saranno pubblicati i dati per i Paesi restanti e per l’Eurozona. Gli analisti si aspettano una flessione dell’inflazione complessiva nell’area al 2,6-2,7%, dal 2,9% di ottobre. Gli economisti mettono in conto un rialzo del carovita a dicembre a causa di alcuni effetti statistici rispetto all’anno prima, ma si attendono che in seguito il trend disinflazionistico prosegua. L’inflazione potrebbe scendere anche più delle proiezioni Bce, come ha osservato Citi, arrivando al target prima delle attese, con possibilità concreta di scendere sotto l’obiettivo del 2%. La narrativa dei falchi sull’ultimo miglio appare così sempre più in discussione. «La Bce corre il rischio di sottovalutare la spinta disinflazionistica», ha sottolineato Ing. Francoforte pubblicherà le nuove previsioni dopo il consiglio direttivo del 14 dicembre.
Mentre l’ipotesi di tagli non è neppure menzionata dalla Bce, Lagarde ha fatto riferimento nei giorni scorsi a un’ulteriore stretta attraverso lo stop anticipato dei reinvestimenti di titoli del piano pandemico Pepp: i riacquisti, ora previsti fino a fine 2024, saranno riesaminati «in un prossimo futuro» secondo la presidente Bce. La Bundesbank spinge per ridurre il portafoglio titoli (soprattutto quelli di Stato) e aumentare le riserve bancarie obbligatorie. Ieri Stournaras a Politico ha detto però che anticipare la fine dei reinvestimenti del Pepp «significherebbe non rispettare un impegno e potrebbe compromettere la credibilità e l’efficacia delle misure della Bce». (riproduzione riservata)