Le attese di inflazione da parte dei consumatori dell’Eurozona sono scese «in modo significativo» ad aprile, secondo un sondaggio della Bce pubblicato ieri. Non c’è quindi al momento un rischio rilevante di disancoraggio delle aspettative. Questo fattore può spingere la banca centrale a fermare i rialzi dei tassi dopo quelli di giugno e luglio di 25 punti base, scontati dai mercati. I dati di ieri allontanano l’ipotesi di nuovi aumenti da settembre in poi. Finora solo il presidente della Bundesbank Joachim Nagel si è detto «niente affatto certo che il picco dei tassi sarà raggiunto quest’estate».
Secondo il sondaggio Bce, i consumatori dell’Eurozona si aspettano un’inflazione mediana al 4,1% nei prossimi 12 mesi, il livello più basso da febbraio 2022, quindi prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Lo stesso dato era al 5% a marzo. Anche le attese di inflazione a tre anni si sono riportate al 2,5%, dal 2,9% indicato un mese prima.
Secondo Citi, «le recenti oscillazioni potrebbero essere attribuite alle dinamiche dei prezzi dei generi alimentari che tendono a influenzare le percezioni dei consumatori più di altri, data la frequenza degli acquisti. Se così fosse, ci si dovrebbe aspettare un’ulteriore moderazione delle aspettative di inflazione a maggio». Per gli economisti della banca americana «è in corso una normalizzazione delle aspettative di inflazione dopo lo shock degli ultimi due anni. Ciò potrebbe ridurre le pressioni sulle richieste salariali nel 2024».
L’inflazione dell’Eurozona è scesa al 6,1% a maggio, dal 7% di aprile, un livello ormai lontano rispetto al picco del 10,6% raggiunto nell’ottobre 2022. Per Berenberg il carovita «sta scendendo quasi alla stessa velocità con cui è salito», riflettendo la forte discesa dei prezzi dell’energia. Inoltre secondo gli economisti «l’inflazione di fondo scenderà probabilmente al di sotto del 4% entro il quarto trimestre del 2023, mentre il dato complessivo dovrebbe scendere al di sotto del 3% entro tale data».
Il valore core, al netto di energia e cibo, è sceso dal 5,6 al 5,3% a maggio. La presidente Christine Lagarde ha detto nei giorni scorsi che «non ci sono chiare evidenze» che l’inflazione sottostante abbia raggiunto il picco. Sul dato core si concentrano i timori dei falchi. Ma nei prossimi mesi il valore dovrebbe seguire l’andamento dell’inflazione headline.
La Bce dovrebbe essere cauta nei rialzi dei tassi anche considerando che nei prossimi mesi avranno massimo effetto gli aumenti già varati. L’inasprimento monetario, ha osservato Lagarde, sta causando un aumento dei tassi finali ai clienti e sta riducendo i volumi dei prestiti. Tutto questo in un contesto in cui l’economia europea «si è quasi bloccata nel primo trimestre» e la domanda interna è «debole», ha detto la presidente della banca centrale.
Intanto secondo i dati pubblicati ieri la Bce tra aprile e maggio ha aumentato di 3,17 miliardi di euro i reinvestimenti in titoli di Stato italiani nell’ambito del programma pandemico Pepp. Ieri il tasso dei Btp a dieci anni è rimasto stabile al 4,1%. (riproduzione riservata)