La Bce potrebbe avere un problema significativo sull’inflazione l’anno prossimo. L’opposto di quello vissuto negli ultimi anni. Secondo diversi economisti il carovita nell’Eurozona scenderà sotto il 2% nel 2025. La caduta potrebbe essere significativa: per Bofa l’inflazione calerà all’1,4% l’anno prossimo, quindi sarà molto lontana dall’obiettivo del 2%. Nei giorni scorsi anche Citi e Unicredit avevano previsto dati inferiori alla soglia nel 2025, rispettivamente all’1,7% e all’1,8%.
La Bce ha un target simmetrico: questo significa che i rischi al ribasso sui prezzi devono essere considerati come quelli al rialzo. Ma molti membri del consiglio direttivo di Francoforte restano preoccupati soltanto dall’aumento dell’inflazione, nonostante la forte discesa dei dati. Il carovita nell’Eurozona, che era al 10,6% nell’ottobre 2022, è sceso fino al 2,4% di novembre. A dicembre c’è stata una risalita al 2,9%, ma il dato è stato determinato da fattori statistici. Così anche l’ultimo valore è stato giudicato positivo dagli analisti: il rialzo è stato inferiore alle attese e la parte core, al netto di energia e cibo, ha continuato a scendere (al 3,4%, dal 3,6% di novembre). L’inflazione mensile è vicina allo zero.
I numeri mostrano che il carovita, sia nella fase di aumento che di calo, è stato guidato dai prezzi dell’energia. Quindi da fattori dell’offerta, non della domanda. E adesso la stretta Bce si farà sentire al massimo livello, colpendo un’economia già debole. Perciò gli economisti vedono una crescita e un’inflazione inferiore a quella attesa da Francoforte.
Secondo BofA il calo dell’inflazione sotto il target sarà legato a «domanda insufficiente» e «misure troppo restrittive» della banca centrale. «La Bce preferisce fare troppo piuttosto che troppo poco, a differenza della Fed», ha rilevato. Perciò BofA vede il primo taglio dei tassi a giugno. Francoforte vuole aspettare di essere del tutto al sicuro sui salari. Ma questo potrebbe comportare un’inversione di rotta lenta nella politica monetaria e un costo eccessivo per l’economia. Secondo la banca americana, i tagli potrebbero accelerare nel secondo semestre 2024. BofA ha avvisato che le proprie previsioni potrebbero persino sottostimare la debolezza dell’economia. Gli analisti monetari prevedono al 50% di probabilità una riduzione dei tassi già a marzo, con sei tagli totali quest’anno.
In questo scenario alcuni membri del board Bce spingono per una politica monetaria meno severa. «Non si deve aspettare fino a maggio per prendere decisioni», ha detto ieri il governatore portoghese Mario Centeno a Econostream. «Non vedo alcun segno che gli effetti di secondo impatto sui salari si siano materializzati o si materializzeranno o che i salari eserciteranno ulteriori pressioni sui prezzi». Una posizione diversa da quella della presidente Christine Lagarde che ha evidenziato invece i rischi legati agli stipendi.
Per Centeno «i più recenti sviluppi su inflazione ed economia hanno avvicinato il momento dell’allentamento» e perciò il taglio dei tassi sarà «prima di quanto si pensasse fino a poco tempo fa». Il governatore portoghese ha evidenziato che l’inflazione di dicembre è stata «una notizia positiva», mentre gli ultimi indici Pmi «non sono stati buoni». Il governatore francese François Villeroy de Galhau ha ribadito ieri che la Bce taglierà i tassi nel 2024, aggiungendo solo che questo avverrà «quando le aspettative di inflazione saranno saldamente ancorate al 2%».
I dati sulla disoccupazione nell’Eurozona a novembre hanno indicato una flessione al minimo del 6,4%. La debolezza economica non si è ancora trasferita al mercato del lavoro ma potrebbe farlo presto secondo Centeno. Riguardo ai prezzi, restano rischi sul fronte dell’energia e delle forniture, anche se i problemi nel Mar Rosso non incideranno in modo significativo sull’inflazione secondo Goldman Sachs. Nel frattempo, però, l’economia è in contrazione in molti Paesi. La produzione industriale tedesca è scesa anche a novembre oltre le attese (-0,7%, invece del -0,2% atteso). E anche i servizi potrebbero frenare nei prossimi mesi, secondo quanto indicato ieri in uno studio Bce. (riproduzione riservata)