I governi europei respingono ogni tipo di divieto sugli inducement, ovvero sulle commissioni che vengono retrocesse dai produttori di uno strumento finanziario (per esempio i fondi) ai distributori che fanno anche la consulenza (come le banche). Le retrocessioni saranno così mantenute anche sulle attività execution-only, le uniche che erano state escluse nella proposta della Commissione. In partenza Bruxelles voleva varare un divieto generalizzato agli inducement, ma si era alla fine limitata all’ambito execution-only dopo le forti proteste di alcuni Stati (in primis della Germania), oltre a quelle di banche e fondi. Ora la proposta della Commissione è stata ulteriormente ammorbidita, secondo quanto emerso nell’intesa raggiunta nel Consiglio Ue sulla Ris (Retail Investment Strategy).
La Commissione Ue è insoddisfatta per l’esito delle trattative e per il tentativo franco-tedesco di sfuggire anche al confronto con benchmark europei sui prodotti assicurativi. L’accordo finale sarà concluso nella prossima legislatura Ue con l’intesa tra Consiglio e Parlamento. Gli eurodeputati hanno espresso in aprile una posizione simile a quella dei governi. Quindi il negoziato potrebbe essere in discesa. Efama, l’associazione europea dei fondi, ha valutato con favore l’accordo nel Consiglio Ue, anche se è preoccupata per l’aumento delle procedure.
Nel dettaglio, l’intesa del Consiglio Ue prevede che al posto del divieto sulle retrocessioni ci sia un «inducement test» per valutare l’assenza di conflitti di interesse tra coloro che propongono investimenti. Gli inducement non dovranno incentivare la raccomandazione di prodotti finanziari e non dovranno essere sproporzionati al servizio offerto. I consulenti dovranno agire nel «miglior interesse» dei clienti, con una maggiore trasparenza sui costi. In sostanza, il Consiglio ha definito un approccio basato su principi (più flessibili e più difficili da misurare), non su divieti. La normativa sarà rivista dopo cinque anni dall’approvazione.
Un secondo pilastro della Retail Investment Strategy riguarda il cosiddetto «value for money»: i prodotti dovranno offrire un adeguato valore rispetto al denaro impiegato. In termini più concreti, per evitare la vendita di strumenti finanziari costosi e privi di adeguati rendimenti, le autorità Ue Esma ed Eiopa definiranno benchmark di supervisione europei. Questi parametri non saranno obbligatori, ma permetteranno alle autorità nazionali (come la Consob) di identificare i prodotti non in linea con il «value for money». A questo fine le società del settore dovranno confrontare i propri prodotti anche con quelli dei concorrenti.
Un punto in particolare, tuttavia, ha irritato la Commissione Ue. Le regole del Consiglio prevedono che i Paesi che dispongono già di benchmark nazionali sui prodotti assicurativi (ovvero Germania e Francia) possano continuare a usarli al posto di quelli europei. La norma è apparsa così un tentativo di favorire l’industria assicurativa franco-tedesca. Bruxelles ha criticato la mancanza di ambizione nel testo definito dai governi. La disciplina del «value for money» potrà essere rivista dopo sette anni dall’avvio.
Già a inizio 2023 il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner aveva scritto alla commissaria Ue per i Servizi finanziari Mairead McGuinness, ricordando in modo esplicito che il divieto agli incentivi avrebbe messo in difficoltà il settore assicurativo tedesco che ha un modello basato sulle commissioni. Nell’occasione Lindner aveva anche sottolineato che il divieto sarebbe stato una «grave battuta d’arresto» per il mercato dei capitali dell’Unione Europea e avrebbe limitato la scelta per i consumatori. Ora l’ipotesi di uno stop agli inducement si può dire di fatto accantonata. (riproduzione riservata)