Domani si dovrebbe tenere un incontro importante tra la candidata presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e la premier italiana Giorgia Meloni nella carica di presidente del gruppo dei Conservatori Ecr e/o in rappresentanza di FdI con i suoi parlamentari europei. Dopodomani nell'Europarlamento si voterà sulla candidata. Contemporaneamente si riunirà il consiglio direttivo della Bce che, come molti prevedono, non deciderà su di un taglio ulteriore dei tassi di riferimento, come invece sarebbe molto opportuno e come calo dell'inflazione e restrizioni creditizie nell'area vorrebbero e si ipotizza che il Direttivo rinvierà a settembre per una decisione al riguardo.
Contemporaneamente, in Francia si voterà per la presidenza dell'Assemblea Nazionale e dalla relativa scelta si potranno dedurre anche indizi per come ci si comporterà, da parte delle forze politiche francesi, nell'Unione. Per l'Europrlamento non vi dovrebbero essere, invece, sorprese sulla candidatura di Roberta Metsola che si fonda sull'alternanza, per due anni e mezzo, tra Popolari e Socialisti. Il 18 sarà importante ascoltare il discorso programmnatico di Ursula von der Leyen con riferimento ai due temi che sono maggiormente oggetto di divisioni, la transizione ecologica e lo sviluppo dell'integrazione comunitaria che richiamano, tra l'altro, il mantenimento o no, nel programma, del diritto di veto per le decisioni comunitarie. Si tratta comunque di usare il bilancino. Se, per esempio, per essere più tranquilla su ciò che potranno causare nel voto i franchi tiratori la candidata decidesse ampie aperture nel dialogo con la premier Meloni o, nel versante opposto, con i Verdi, da un lato o dall'altro si potrebbero avere dei contraccolpi per i quali ciò in cui si avanza per ridurre il numero dei potenziali franchi tiratori si può perdere nella compattezza dell'alleanza tra Popolari, Socialisti, Liberali e forze minori su cui è fondato il sostegno alla candidatura della Von der Leyen. Ma soprattutto si potrebbe ledere la coerenza del programma in punti cruciali.
Ovviamente non è facile perché si intrecciano il ruolo delle forze politiche e la loro rappresentanza di singoli Paesi. Il tema più complesso è quello, nel quadro di un avanzamento del processo di integrazione, dell'introduzione di nuove forme di investimenti, rischi e debiti comuni: argomento, questo, che richiama, innanzitutto, l'esigenza di superare l'obbligatorietà dell'unanimità. Ma il pendant non può non essere una valorizzazione del principio di sussidiarietà in base al quale ciò che può essere fatto a livello inferiore non va accentrato. È un dosato equilibrio tra questi due poli - integrazione, sussidiarietà - che va ricercato e su di esso poggia tutto il resto.
Naturalmente, il ruolo dell'Unione di fronte alle due guerre in corso risponde all'esigenza di questo bilanciamento, ma, per la sua straordinarietà, va oltre e sollecita una decisa posizione unitaria con conseguenze concrete e coerenti. Il programma della candidata presidente non può non essere una base per il voto anche dei partiti che già si sono espressi favorevolmente per la candidatura in questione, finendo con l'essere dirimente di fronte alle trasformazioni in atto e alla caduta che si registra del ruolo dell'Europa.
Le strategie per il prossimo quinquennio sono cruciali. È vero che non si può dire come disse Benedetto Croce quando, ripristinato il Parlamento italiano dopo la sconfitta del fascismo, si diede avvio alla realizzazione della Costituzione veni creator spritus. Nel nostro caso siamo lontanissimi da quel clima e da quegli uomini. Tuttavia siamo a un passaggio fondamentale per il futuro dell'Unione. (riproduzione riservata)