La Banca centrale europea deve ancora alzare i tassi di interesse, più volte, secondo Peter Kazimir, ma senza mega aumenti, a detta di Francois Villeroy de Galhau. Il governatore della banca slovacca e membro del Consiglio direttivo della Bce, Peter Kazimir, ha previsto che i tassi d'interesse, alzati ieri, 27 ottobre, di 75 punti base al 2%, dovranno essere aumentati nuovamente a dicembre e nei "primi mesi del prossimo anno". Addirittura ha puntualizzato che "attraverseremo il tasso neutrale - indipendentemente da dove lo si veda attualmente - come un treno in corsa", con l'obiettivo di portare la politica monetaria "nel cosiddetto territorio restrittivo, almeno per un certo periodo". La curva forward dell'Euribor 3 mesi dopo le decisioni di politica monetaria del 27 ottobre si è mossa al ribasso, proiettando a fine 2023 un livello di tassi al 2,7% (-25 punti base rispetto al giorno precedente), suggerendo, quindi, rialzi per ulteriori 125 punti base.
È Francois Villeroy de Galhau, membro del consiglio direttivo della Bce e governatore della Banca di Francia, a chiarire che i futuri aumenti dei tassi d'interesse da parte di Francoforte non saranno necessariamente aumenti "giganteschi" come quello di ieri quando la stessa Eurotower ha riconosciuto che sono già stati compiuti progressi "significativi" nel tentativo di contrastare l'impennata record dell'inflazione, a un soffio dal 10% (9,9% a settembre). Anche in Italia è allarme prezzi con l'inflazione a ottobre volata all'11,9%, ai massimi dal 1984 (+12,7% i prezzi del carrello della spesa, al top dall'83). Stessa musica in Germania dove è nuovo record dell'inflazione a ottobre al 10,4%, a fronte del 10% registrato a settembre. Lunedì 31 ottobre Eurostat pubblicherà la stima preliminare sull'inflazione media nell'Eurozona di ottobre.
Tuttavia, come ha osservato Gediminas Simkus, membro del consiglio direttivo della Bce, l'Istituto centrale potrebbe dover aumentare ulteriormente le proiezioni sui prezzi al consumo a dicembre. Già a settembre gli esperti della Bce hanno rivisto al rialzo le proiezioni sull'inflazione, vista all'8,1% nel 2022, al 5,5% nel 2023 e al 2,3% nel 2024. Mentre l'imminente discussione in seno alla Bce sul quantitative tightening dovrebbe concentrarsi sulla possibile data di inizio e sull'entità, ha aggiunto Simkus.
In effetti, secondo un sondaggio della stessa Bce l'inflazione nella zona euro sarà probabilmente più alta rispetto ad alcune delle previsioni più recenti e l'aumento dei prezzi potrebbe rimanere decisamente oltre le proiezioni dell'Istituto fino al 2024. Ora l'inflazione nel 2023 è vista al 5,8%, quindi al di sopra della previsione della Bce del 5,5%, mentre nel 2024 la crescita dei prezzi potrebbe essere del 2,4% rispetto al 2,3% stimato. "Le revisioni al rialzo riflettono principalmente una combinazione di aumento dei prezzi dell'energia non legata al petrolio e dei prodotti alimentari e l'effetto contagio sugli altri prezzi, e di una maggior crescita salariale", ha spiegato la Bce. Solo nel 2027, l'inflazione tornerebbe al 2,2%, in linea con i risultati della precedente indagine pubblicata tre mesi fa. Sempre secondo il sondaggio della Bce, l'anno prossimo la crescita economica dell'Eurozona rallenterà a 0,1% (0,9% la previsione).