Ieri Fabrizio Palenzona ha espresso un auspicio che suonava come l’annuncio di un imminente accordo: «Siamo a buon punto. Siamo ottimisti e speriamo di entrare presto nel futuro insieme al gruppo Ion. Quanto alla tempistica comandano gli azionisti, ma io spero di chiudere entro l'estate. Prevedo e faccio il tifo perchè succeda».
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Con queste parole il presidente di Prelios (nonché numero uno della fondazione Crt) ha commentato l’accelerazione delle trattative con la Ion di Andrea Pignataro. Sulla stessa lunghezza si è espresso anche il dg di Ion Analytics Luca Peyrano, che al convegno era seduto proprio accanto a Palenzona e si è scambiato un sorriso d’intesa con il banchiere piemontese.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Ion sarebbe molto vicino a un accordo con le banche per un finanziamento da circa 700 milioni di euro. Un’intesa di massima è già stata raggiunta con la maggiore parte degli istituti coinvolti, a partire dai due italiani Unicredit e Banco Bpm. Nella compagine ci sarebbero anche l’americana Jp Morgan (da anni al fianco di Pignataro in molte operazioni straordinarie), la francese Bnp Paribas e la spagnola Santander. Si mormora inoltre di un’altra grande banca italiana pronta a entrare nel pool. Se insomma nulla che stato ancora formalizzato, la sensazione è che un accordo possa arrivare in tempi molto rapidi.
Trovano insomma conferme le indiscrezioni raccolte la scorsa settimana da MF-Milano Finanza su una accelerazione del dossier Prelios dopo mesi di trattative. Le discussioni tra Davidson Kempner (il fondo di private equity americano, azionista di Prelios) e Ion sono iniziate quasi un anno e, per molti mesi, hanno proceduto a singhiozzo tra accelerazioni e battute d’arresto. Il cambio di passo è arrivato solo nelle ultime settimane, complici le aperture delle banche sul delicato tema del financing. L’accordo su cui Ion e DK stanno discutendo prevede infatti un enterprise value di 1,3 miliardi di euro (600 milioni di equity e 700 milioni di debito).
Nel frattempo si è chiusa la due diligence di Ion ed è scaduta l’esclusiva senza però un effetto concreto sulle negoziazioni. Il fondatore di Ion Andrea Pignataro è infatti determinato a raggiungere un accordo con il venditore e di includere Prelios al suo progetto di crescita sul mercato italiano. Negli ultimi anni Ion ha investito in Italia circa 5 miliardi di cui 4,7 miliardi per una campagna acquisti che ha messo nel mirino prima Cedacri (servizi di outsourcing per il settore bancario) poi Cerved (credit information e credit management) quindi List (software per il settore finanziario). Senza dimenticare l'ingresso nell'azionariato del Montepaschi nel corso dell'ultimo aumento di capitale da 2,5 miliardi (2%) e l'interessamento per la Cassa di risparmio di Volterra sulla quale però rimane pendente il processo autori zzativo della Vigilanza. Complessivamente Ion ha impegnato in Italia quasi un terzo delle risorse investite dal 2005 a oggi e qui dà lavoro a circa 6.000 dipendenti, 500 dei quali sono stati assunti sotto la nuova gestione.
La cessione di Prelios potrebbe mettere in movimento l’intero mondo dei servicer per il recupero di npl e utp. Il settore non è nuovo alle operazioni straordinarie, ma non si sono ancora viste integrazioni capaci di cambiare radicalmente le geografie del settore. Alcuni tentativi andati in questa direzione sono falliti. Così è stato ad esempio per Banca Ifis e Credito Fondiario (oggi Gardant). Non migliore fortuna hanno avuto i tentativi del fondo internazionale Värde Partners di uscire dal capitale di Guber Banca. Comprando Prelios però Pignataro però potrebbe aprire le danze per un riassetto complessivo nel settore. (riproduzione riservata)