Le imprese europee stanno riducendo i margini di profitto assorbendo così l’effetto sull’inflazione dell’aumento degli stipendi. È una buona notizia per la Bce, in vista del ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%. La tendenza sui margini aziendali è stata confermata dai dati appena pubblicati da Eurostat sulle diverse componenti del deflatore del pil nell’Eurozona.
I profitti unitari, in termini di redditi operativi lordi in rapporto al pil reale, sono aumentati dello 0,4% su base annua nel primo trimestre del 2024, in netto calo rispetto al +2,6% del quarto trimestre 2023, tornando così al livello più basso dall’inizio della pandemia. «La frenata è stata significativa, probabilmente superiore a quella attesa dalla Bce», ha osservato Tullia Bucco, economista di Unicredit.
Nello stesso periodo il costo del lavoro unitario è cresciuto in modo più forte (+5,7%), ma ha comunque rallentato rispetto al quarto trimestre 2023 (+6%). Il dato riflette l’incremento delle retribuzioni per dipendente (+5,1%, da +4,9%) e il leggero calo della produttività. L’aumento dei salari è legato soprattutto alle negoziazioni nel settore pubblico in Germania. Ma c’è fiducia nella Bce che gli stipendi possano rallentare nei prossimi mesi. Non c’è nessun timore di spirale con i prezzi. Anche l’inflazione nei servizi è attesa in calo significativo.
La crescita dei salari è dovuta al recupero del potere d’acquisto dei lavoratori dopo anni di inflazione alta. In termini reali, per esempio, gli stipendi sono scesi dell’8% in Italia tra fine 2019 e fine 2023.
In ogni caso gli incrementi salariali in questa fase sono assorbiti dalla frenata dei margini delle aziende che (a differenza di quanto avvenuto negli anni della pandemia) non riescono a trasferire prezzi più alti alla clientela finale a causa della bassa domanda e dei limitati consumi.
Il pil dell’Eurozona ha mostrato segnali di ripresa (+0,3% nel primo trimestre), ma non certo tali da lasciar prevedere un surriscaldamento dell’economia, come confermato ieri dall’indice Sentix.
«In un contesto di domanda debole, i margini hanno assorbito la maggior parte della crescita dell’inflazione del costo del lavoro, anziché trasferirla ai clienti», ha rilevato Bucco. La compressione dei profitti è «incoraggiante per la Bce», secondo l’economista. «Il previsto rallentamento del costo del lavoro e un timido miglioramento della produttività dovrebbero mitigare la pressione sull’inflazione domestica. È probabile che la Bce resti in linea per un ulteriore cauto allentamento nei prossimi trimestri».
La Bce ha tagliato i tassi il 6 giugno dello 0,25%. Quelli sui depositi sono passati dal 4 al 3,75%. È difficile che ci sia una nuova riduzione a luglio, anche perché saranno pubblicati pochi dati prima di allora. A settembre invece ci saranno nuove proiezioni macro. La Bce comunque considera curve sui tassi di mercato che incorporano già diversi tagli. Il tasso neutrale è lontano. Ieri intanto la presidente Bce Christine Lagarde e il presidente della Bundesbank Joachim Nagel hanno mandato nuovi messaggi di cautela sulle prossime mosse, ricordando che non ci sono impegni sui tagli e che la Bce potrebbe aspettare anche più riunioni prima di una nuova riduzione dei tassi. (riproduzione riservata)