La domanda di prestiti da parte delle imprese nell’Eurozona e in Italia è scesa anche nel secondo trimestre del 2024, mentre è in aumento la richiesta di mutui dalle famiglie. È quanto emerge dall’indagine sul credito di Bce e Bankitalia. Quanto al credito verso le aziende, hanno pesato soprattutto gli alti tassi di interesse e i bassi investimenti fissi. Questo scenario è un segnale negativo per la crescita, dopo i dati in calo sulla produzione industriale e quelli sulle aspettative degli investitori tedeschi (negli indici Zew). In Italia la domanda di credito da parte delle imprese, in calo da inizio 2023, è ulteriormente diminuita anche a causa del maggior ricorso all’autofinanziamento da parte delle aziende.
Secondo gli economisti di Citi «la domanda di prestiti da parte delle imprese continua a deludere anche le aspettative delle banche, riflettendo il fatto che, in presenza di bilanci solidi delle famiglie e di una generosa spesa pubblica, la restrizione monetaria ha dovuto agire soprattutto attraverso il settore delle imprese. Questo non è di buon auspicio per gli investimenti».
In Italia i finanziamenti alle aziende sono scesi del 3,1% annuo a maggio, dal -3,4% di aprile. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta all’assemblea dell’Abi ha evidenziato che i prestiti hanno registrato a causa della restrizione monetaria una «decisa contrazione che solo ora si sta attenuando», anche se gli effetti sull’economia finora «non sono stati dirompenti», grazie alle misure di sostegno pubbliche, alle scorte di liquidità e alla redditività delle imprese, al contenuto indebitamento delle famiglie e al rafforzamento delle banche in termini di redditività, qualità degli attivi e capitale.
A differenza di quanto avvenuto dopo la crisi finanziaria e del debito sovrano, il calo dei prestiti è stato così guidato dalla domanda e non dall’offerta. In ogni caso gli istituti di credito, ha aggiunto Panetta, «hanno ora il compito di accompagnare la ripresa della domanda, evitando che il credito possa costituire un freno ai consumi e agli investimenti».
Le notizie positive arrivano invece dalle famiglie. L’aumento della domanda di credito è legata al miglioramento delle prospettive del mercato immobiliare e all’aumento della fiducia dei consumatori, secondo il sondaggio Bce. In Italia i prestiti alle famiglie si sono ridotti dell’1,1% a maggio, dal -1,2% di aprile. Nel terzo trimestre la domanda di prestiti di aziende e famiglie dovrebbe aumentare, secondo le banche consultate da Bce e Bankitalia.
Per Ing l’indagine conferma «un contesto in cui gli standard di credito bancari rimangono piuttosto rigidi e la domanda di prestiti è fiacca». Il credito, secondo gli economisti, «ha ristagnato da quando la Bce ha iniziato i rialzi aggressivi dei tassi. Storicamente, la stagnazione dei prestiti non si verifica spesso e ciò significa che l’impatto è stato piuttosto forte». Di conseguenza Ing ha rilevato che «per la Bce l’indagine dovrebbe indicare che c’è ancora molto spazio per togliere il piede dal freno monetario prima di una ripresa significativa dei prestiti». Domani il consiglio direttivo Bce lascerà i tassi invariati, rimandando ogni decisione a settembre (si veda MF-Milano Finanza di ieri). (riproduzione riservata)