Il credito alle imprese torna a peggiorare in Italia, mentre resta debole nell’Eurozona secondo i dati Bce. A luglio i prestiti alle aziende in Italia sono scesi del 4,2% su base annua, rispetto al -3,4% di giugno. Una flessione così ingente non si osservava da gennaio. Il credito sembrava in una fase di graduale miglioramento ma a luglio c’è stata una riduzione di prestiti alle imprese per circa 7,5 miliardi, la caduta mensile più rilevante da agosto 2023.
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha detto nei giorni scorsi che secondo alcune analisi di Via Nazionale il credito alle imprese si sta riducendo soprattutto a causa della domanda. Le imprese oggi hanno molti profitti e gli investimenti stanno crescendo meno rispetto al passato. Perciò le aziende hanno meno bisogno di prestiti. Il credito di conseguenza è in calo non perché ci sia una carenza di offerta ma perché le imprese ne hanno meno bisogno. Panetta ha comunque ricordato che i profitti non dureranno per sempre e che l’economia sta rallentando, perciò ci sarà bisogno che le banche sostengano con il credito gli investimenti e l’attività produttiva.
Lo scenario sul credito alle imprese è migliore nel resto d’Europa: i prestiti alle aziende sono scesi dello 0,1% in Germania e dell’1,5% in Spagna, mentre sono aumentati del 2,9% in Francia. Nel complesso dell’Eurozona il credito alle imprese è salito dello 0,6% (dal +0,7% di giugno), mentre quello alle imprese è aumentato dello 0,5% (dal +0,3% di giugno).
In tutta Europa il problema principale è la domanda di prestiti delle imprese che è scesa anche nel secondo trimestre del 2024, secondo l’ultima indagine Bce, mentre è in aumento la richiesta di mutui dalle famiglie. Quanto al credito verso le aziende, hanno pesato soprattutto gli alti tassi di interesse e i bassi investimenti fissi.
Lo scenario sul credito è un segnale negativo per la crescita dell’Eurozona che fatica a uscire dalla stagnazione. Nei giorni scorsi gli indici anticipatori sull’economia tedesca hanno mostrato che la crescita in Germania resterà quest’anno attorno allo zero (e forse anche sotto), mentre l’anno prossimo dovrebbe restare attorno allo 0,5%.
In questo contesto non si può escludere che l’inflazione finisca sotto l’obiettivo Bce del 2%. I dati di agosto in arrivo nei prossimi giorni dovrebbero mostrare un calo ulteriore rispetto a quelli di luglio, quando il carovita è arrivato al 2,6%. La crescita dei salari ha già mostrato una frenata nell’Eurozona a partire dal secondo trimestre.
I dati economici vanno così nella direzione di un taglio dei tassi Bce a settembre, dopo quello di giugno. I mercati già danno per scontata la riduzione dei tassi di 25 punti base nel prossimo consiglio direttivo del 12 settembre. In questo caso i tassi sui depositi scenderebbero dall’attuale 3,75% al 3,5%. Gli operatori iniziano già a guardare alla riunione di ottobre, nella quale la sforbiciata è considerata probabile al 50%.
Tornando ai dati sul credito, «la crescita dei prestiti rimane ben al di sotto della media storica. Al momento non è in atto una vera e propria ripresa», ha osservato Ing. «Le aspettative per i prestiti a breve termine rimangono contenute. Gli investimenti sono fiacchi da tempo e la debolezza del contesto creditizio non contribuisce a una rapida ripresa». Inoltre per Ing «il contesto di tassi leggermente più bassi contribuirà a stimolare i prestiti in una certa misura, ma con un ritmo costante di tagli già prezzato, sembra improbabile che la Bce possa dare un impulso significativo ai prestiti togliendo in modo lieve il piede dal freno monetario». (riproduzione riservata)