I margini delle imprese sono in calo nell’Eurozona. La riduzione dei profitti delle aziende aiuta la Bce nel taglio dei tassi perché consente di assorbire in parte l’effetto inflazionistico legato all’aumento degli stipendi. Axa Im ha calcolato che i margini hanno iniziato a contrarsi (-0,1%) se si osserva la media degli ultimi quattro trimestri che consente di eliminare la volatilità dei singoli dati. Nel 2023 è iniziata la frenata dei profitti che ha portato a incrementi sempre minori. Ora invece si registra un primo lieve calo, come si vede nel grafico in pagina.
«Le imprese stanno facendo il contrario della “greedflation” del 2022 e stanno compensando la spinta del costo del lavoro con una riduzione dei margini», ha osservato Gilles Moëc, capoeconomista di Axa. «Al di là dell’impatto favorevole sull’inflazione, la contrazione dei profitti contribuisce a spiegare il deterioramento degli investimenti delle imprese, confermato dalla nuova stima del pil per il secondo trimestre: un’altra ragione per cui la Bce dovrebbe avviare un deciso processo di allentamento».
Il costo del lavoro unitario (ovvero la crescita dei salari meno i guadagni di produttività) resta in aumento, ma da un anno l’incremento procede a tassi inferiori. Anche i dati dei salari sono nel complesso meno preoccupanti per la banca centrale: nel secondo trimestre le retribuzioni per dipendente nell’Eurozona sono aumentate del 4,3% su base annua, un valore inferiore a quello previsto dalla Bce (+5,1%), oltre che a quello dei primi tre mesi (+4,8%). Si tratta di un incremento ancora superiore a quello in linea con il target di inflazione della Bce (2%), ma l’andamento non preoccupa perché è il risultato di un recupero fisiologico del potere d’acquisto dei lavoratori dopo anni di alta inflazione. Non ci sono segnali di una spirale prezzi-salari. Inoltre gli stipendi sono solo una componente dei prezzi finali e, come visto, sono compensati dai minori margini delle aziende. Di conseguenza ci sono nel complesso «notizie positive» secondo Axa nei dati sulle pressioni domestiche determinate da salari, produttività e margini.
Queste indicazioni per Moëc non incideranno sulla decisione Bce di tagliare oggi i tassi di 25 punti base (da 3,75% a 3,5%), già data per scontata dai mercati da tempo, ma consentirebbero alla presidente Christine Lagarde di mostrare oggi un’inclinazione «da colomba» nella descrizione del quadro macro. Sul punto però i falchi del consiglio direttivo hanno visioni diverse e temono ancora rialzi negli stipendi, perciò spingono per un allentamento il più possibile graduale. «Mentre ci aspettiamo che la Fed sia abbastanza chiara sulla generica direzione di marcia dopo il primo rialzo dei tassi, anche se la condizionerà ai dati, non siamo fiduciosi di ottenere molta chiarezza su questo fronte dalla Bce», ha rilevato Moëc.
Oggi saranno pubblicate anche le nuove proiezioni economiche che secondo molti analisti includeranno un taglio alla crescita attesa. Axa si attende anche un calo delle stime di inflazione complessiva (anche nei prossimi anni, a causa del calo del petrolio e del rafforzamento dell’euro), mentre potrebbe salire il dato core (al netto di energia e cibo) atteso per quest’anno.
Una novità in arrivo riguarda il corridoio sui tassi (si veda MF-Milano Finanza dell’11 settembre). Come annunciato a marzo nell’ambito del nuovo framework operativo, dal 18 settembre la Bce ridurrà da 50 a 15 punti base lo spread tra il tasso «principale» Bce (Mro, oggi al 4,25%) e quello sui depositi (Dfr, oggi al 3,75%) che è diventato e resterà quello decisivo per effetto dell’aumento della liquidità dopo la crisi finanziaria del 2007. Se come atteso ci sarà un taglio di 25 punti base del Dfr, il tasso Mro scenderà così di 60 punti base al 3,65%. (riproduzione riservata)