Dopo la mancata “Blue Wave” i mercati sono stati colti di sorpresa dall’annuncio dell’efficacia del vaccino elaborato da Pfizer, fattispecie che ha causato un aumento notevole della propensione al rischio, portando i rendimenti americani a salire di circa 15 punti base e innescando una rotazione all'interno del segmento azionario, dove a trarne maggiore beneficio sono stati i titoli finanziari ed energetici, mentre i titoli difensivi, come quelli tecnologici, o della tipologia growth sono stati i maggiormente penalizzati.
Il Nasdaq ha nettamente sottoperformato i più ampi indici negli Stati Uniti, mentre il peso delle azioni value negli indici europei ha permesso agli stessi di recuperare parte della loro relativa sottoperformance. Come evidenziano gli analisti di Barclays, infatti, “durante i primi due giorni della settimana si è assistito alla più grande crescita del segmento value rispetto a quello growth, con una performance del 5% lunedì e del 3% martedì. Tuttavia, la velocità e l'entità della rotazione, nonché la scarsa qualità delle azioni che hanno registrato il maggior rimbalzo, indicano una rotazione di breve termine piuttosto che di lungo periodo”.
Fino alla fine di ottobre, la maggioranza dei fondi comuni di investimento europei stava battendo i loro benchmark di circa il 60%. Questo, secondo Barclays, perché i gestori si erano correttamente posizionati lunghi su quei titoli azionari difensivi, come quelli growth, i quali, data l’elevata incertezza, avevano ben performato. “Ciò è evidenziato dall'altissima correlazione tra la performance dei fondi attivi e l'indice Msci Growth, e, per contro, anche dalla correlazione alquanto negativa con l'indice Value”, si legge nel report della banca inglese. “Dopo l'aumento del segmento value di lunedì e martedì, nel mese di novembre solo il 22% dei fondi comuni di investimento sono ora superiori al loro benchmark di riferimento. Di conseguenza, la sovraperformance di molti fondi conquistata nel 2020 potrebbe essere ulteriormente a rischio se la rotazione dovesse continuare, e pensiamo che ciò possa spingere i portfolio manager ad approcciarsi al segmento value con decisione”, sottolineano gli analisti.
Per monitorare il continuo alternarsi delle fasi di mercato e comprendere al meglio su quale dei due segmenti puntare, resta fondamentale analizzare l’andamento dei rendimenti obbligazionari. “Ciò perché i titoli a sviluppo difensivo, sanità e beni di consumo, sono correlati negativamente ai rendimenti dei bond. Viceversa, il segmento value, dominato dai titoli finanziari, è correlato positivamente ai rendimenti obbligazionari. La direzione dei rendimenti è quindi fondamentale per stabilire se questa rotazione ha dei veri e propri fondamentali”, evidenziano gli strategist dell’istituto.
A breve termine, Barclays evidenzia che la crescita del settore value contro quello growth non è stata ancora sufficiente da colmare il divario di performance con i rendimenti statunitensi. Ciò significa che i rendimenti non hanno bisogno di salire di molto affinché una tale rotazione possa continuare, in particolare dato il divario di valutazione ancora piuttosto ampio tra i due segmenti. “A medio termine, invece, vediamo diverse ragioni per cui i rendimenti possano muoversi verso l’alto dai livelli attuali”, argomentano gli analisti della banca, “senza tuttavia formare gap significativi. I tassi front-end saranno ancorati a lungo a causa dell'azione della Banca centrale, ma i tassi sul più lungo periodo riflettono le prospettive di crescita e un’inflazione più elevata, mentre la scoperta del vaccino apre ad una sostenuta e piena ripartenza delle economie durante il 2021”.
Tra agosto e dicembre 2016, i rendimenti statunitensi sono saliti di 90 punti base, dall'1,5% al 2,4%. Il fenomeno reflattivo è cominciato con la Cina che aveva aumentato lo stimolo nel terzo trimestre ed è stato amplificato dopo che Trump ha vinto inaspettatamente le elezioni quello stesso novembre. I mercati hanno iniziato ad assimilare un ambiente favorevole alle imprese, con una più bassa regolamentazione e imposte relativamente più contenute. Oltre a ciò, le aspettative di un aumento della spesa fiscale e il discorso su un pacchetto infrastrutturale hanno portato ad un arresto sia nel segmento growth che nella possibilità di ulteriori aumenti della Fed, spingendo i tassi verso l'alto.
“Come ci si aspetterebbe, il segmento value europeo ha sfruttato i tassi più alti, sovraperformando del 16% in quel periodo. L'attuale movimento del value rispetto al comparto growth è in crescita del 6% dall'inizio di ottobre, e può sembrare abbastanza grande rispetto al più contenuto movimento dei tassi al quale si è assistito finora. Già nel 2016, tech e difensivi hanno sottoperformato, mentre i settori value, in particolare quelli legati ai tassi e all'inflazione, sono cresciuti di molto. Le banche, le commodities e il settore automobilistico sono stati i principali vincitori, e crediamo che nel mese di novembre stia avvenendo sostanzialmente la stessa cosa, anche se in maniera meno estrema”, concludono da Barclays. (riproduzione riservata)