Tempi più veloci e convergenza in Europa. La valorizzazione del risparmio a sostegno delle imprese passa ancora una volta dal mercato dei capitali. L’ennesimo tentativo arriva sotto la spinta dell’Europa con il piano che presenterà la Commissione tra qualche giorno. Un’occasione straordinaria per il sottosegretario al Mef, Frederico Freni, che a Class Cnbc spiega come insieme alla riforma del Tuf consente di fare centro. La frammentazione dei mercati rischia di affossare Piazza Affari. Una Borsa che continua a ridursi in termini di capitalizzazione. Determinante sarà anche il Fondo di Fondi per le Pmi sostenuto da Cdp che potrebbe partire anche in anticipo rispetto ai tempi previsti.
D. Il 19 marzo arriva il nuovo piano per la Savings and Investments Union. Una buona occasione?
R. Aspettiamo di vedere il piano. In generale avere un ecosistema integrato è una straordinaria opportunità: solo così, infatti, potremmo garantire un futuro al mercato unico dei capitali. Dobbiamo guardare alla Capital Markets Union con realismo: servono innanzitutto regole omogenee e solo in un secondo momento una vigilanza più accentrata. La cosa più importante è evitare una frammentazione: non possiamo più permetterci mercati piccoli, divisi e deboli.
D. Piazza Affari continua a perdere capitalizzazione: 150 miliardi in 10 anni. Come evitare l’emorragia di società quotate che scelgono solo l’estero?
R. I mercati regolamentati stanno perdendo smalto non solo in Italia, ma anche in molti altri Paesi industrializzati. In molti lamentano una normativa troppo invasiva in Italia rispetto agli altri Paesi europei e soprattutto agli Stati Uniti. Una prima risposta la stiamo fornendo con la revisione del Tuf, perché pensiamo che una razionalizzazione delle regole costituisca un supporto concreto. L’obiettivo è che il risparmio degli italiani sia investito in Italia e che Piazza Affari sia uno strumento per far crescere il paese.
D. Si ripone grande speranza nel Fondo di fondi. Doveva essere operativo a maggio: quando partirà?
R. Siamo in anticipo: il Fondo di fondi sarà operativo prima di maggio. Lunedì prossimo lo presenteremo alla Camera dei deputati. Ovviamente ci sarà da mettere in conto il tempo per la fase di raccolta, ma stiamo rispettando la tabella di marcia. Concentriamoci piuttosto sui contenuti. Il Fondo di fondi è destinato al finanziamento delle pmi quotate e rappresenta la chiave di volta per mettere a fattore comune gli investimenti pubblici e quelli privati e, al contempo, per sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese quotate. Arriveranno poi altri blocchi, che saranno probabilmente destinati al venture capital e alle piccole medie imprese che vogliono accedere al mercato. Ci sarà poi un ulteriore intervento, forse anche un po’ prima del previsto, destinato alla ricerca sulle pmi.
D. Che tempi ha la riforma del Tuf?
R. Ci siamo. La delega è andata in Gazzetta Ufficiale il 21 marzo dell’anno scorso e oggi, ad un anno di distanza, possiamo dire che un buon 70% del lavoro è stato fatto e in tempi record. Nel frattempo ci siamo accorti che era necessario mettere a punto regole nuove in tema di responsabilità, reati e procedimento sanzionatorio: per questo è stata necessaria una proroga della delega. Una prima parte della riforma complessiva potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri a cavallo dell’estate. In ogni caso entro la fine dell’anno tutti i blocchi dei decreti legislativi che compongono la riforma del Tuf dovrebbero essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale per dare tempo al mercato di assestarsi e iniziare con l’applicazione delle nuove regole dal primo luglio 2026.
D. La revisione del Tuf sta andando al passo coi tempi o comporterà nuovi lacci che potrebbero allontanare gli investitori esteri?
R. Il nuovo Tuf vuole avvicinare le regole alle nuove esigenze degli emittenti e degli operatori di mercato, siano essi nazionali o esteri. Anzi speriamo che sempre più investitori esteri arrivino nel nostro Paese. Crediamo che una semplificazione e una razionalizzazione della regolamentazione che riguarda i mercati finanziari siano necessarie. Non meno regole, quindi, ma regole migliori e più efficaci, che non frenino ma aiutino le imprese che vogliono crescere.
D. Siamo nel pieno di un risiko bancario. Quali sono le prospettive per Mps?
R. Sono partite che fa il mercato. Il governo non gioca, né tantomeno fa l’arbitro. Guardiamo con la giusta e dovuta attenzione, rispettando il mercato.
D. C’è il rischio che con Piazza Affari sempre più ridimensionata si possa ridurre l’afflusso di capitali?
R. Quello che è in atto è tutto tranne che un ridimensionamento di Piazza Affari. Stiamo lavorando affinché non solo i capitali continuino ad affluire, ma anche per aumentare la portata degli investimenti. Investire in Italia è sicuro e vantaggioso, il mercato lo ha capito, e noi stiamo lavorando per renderlo ancora più semplice. (riproduzione riservata)