I rimbalzi e i mutamenti di rotta dei mercati devono essere attentamente seguiti, ma non possono arrivare a suggerire che «passata è la tempesta» e che tutto ritorni come prima, con ciò favorendo l’abbassamento della guardia ove questa fosse stata validamente alzata. Al lunedì nero delle borse in un mese, agosto, in cui non è raro che in campo finanziario si prendano decisioni o si verifichino vicende in entrambi i casi assolutamente straordinarie - si pensi per tutte alla soppressione della convertibilità del dollaro in oro del 15 agosto 1971 o allo scandalo della filiale di Atlanta della Bnl scoppiato nello stesso mese del 1989 - non possono di certo seguire giorni di inerzia per «scampato pericolo». È sempre incombente l'esigenza di misure, di reazione e preventive, da adottare.
In primo piano viene la politica monetaria delle principali banche centrali, se solo ci si concentra su ciò che è immediatamente fattibile e si valutano le possibili iniziative, senza naturalmente trascurare che al crollo delle borse dell’altro ieri ha contribuito pure la grave incertezza indotta dalla generale situazione geopolitica, in particolare dalle due guerre in corso e, soprattutto, dai rischi di quella che sarebbe l'imminente risposta dell'Iran contro Israele. Non tutta la responsabilità, dunque, è addebitabile alle incertezze, ai ritardi e all’equivoca comunicazione della Federal Reserve e al disorientamento provocato dalla Bank of Japan con una misura restrittiva che, in sostanza, non era tale da provocare pesanti riflessi, a eccezione del pur importante e interpretabile negativamente effetto annuncio.
I rilievi che vengono rivolti alla Fed sono tali che diversi osservatori ipotizzano pure che, per rimediare, si proceda a un abbassamento dei tassi inter-meeting, senza cioè attendere la riunione di settembre del Comitato monetario. Tuttavia correggere molto rapidamente potrebbe anche sortire l’effetto contrario di indurre a pensare a una situazione di vera eccezionale emergenza quando a essa, al contrario, non si sarebbe ancora arrivati. D’altro canto, non si può rimanere in una condizione in cui si pensa che possa nuocere sia l’intervenire, sia il soprassedere. Allora è importante che una decisione eventuale della Fed sia adottata sulla base di una comunicazione che delinei in maniera trasparente la strategia, insomma che non si tratti di una risposta all’oscuro, ma che una rotta sia tracciata. Che cioè, da un lato, si ridimensioni, se sussiste, il pericolo di una recessione negli Usa e della bolla che può essere stata creata dalle quotazioni delle big tech e, dall'altro, che si ottemperi puntualmente all'ordinamento che stabilisce il mandato della Fed non solo per il mantenimento della stabilità dei prezzi, ma anche per il sostegno all'occupazione.
La campagna elettorale in corso naturalmente influenza la competizione. Tuttavia il pur difficile contesto costituisce l'occasione per la Fed di dimostrare la sua indipendenza e per fare ciò che è necessario, come ha detto un esponente della stessa banca centrale. È altresì importante che si sviluppi uno stretto raccordo tra le principali banche centrali mondiali. E che questo raccordo abbia di fronte una coordinata posizione dei Paesi del G7.
La funzione di prevenzione - che potrebbe richiedere anche straordinarie misure normative - è fondamentale. Principiis obsta, è una sempre valida ammonizione (da Ovidio in avanti). Naturalmente una distensione nei conflitti bellici in atto, quanto meno la sospensione anche solo in uno dei due delle ostilità contribuirebbero potentemente a ridurre il peso delle incertezze e a delineare un percorso per i prossimi mesi meno accidentato. Si darebbe così un apporto fondamentale a un'efficacia maggiore delle misure monetarie, finanziarie ed economiche in genere. In ogni caso, su tutti, in primis sulle principali banche centrali, incombe il tassativo dovere di una comunicazione trasparente, corretta, efficace. (riproduzione riservata)