Il fatto che il 2025 borsistico sia stato l’anno della Difesa è assodato: è stato il riflesso di tensioni geopolitiche anomale e di picchi di incertezza sul fronte internazionale molto frequenti, Ucraina e Medio Oriente in primis.
In più, dettaglio non trascurabile, si è assistito ai primi 12 mesi del nuovo (vecchio) inquilino della Casa Bianca e questo ha senza dubbio alimentato l’attenzione verso i dossier geopolitici.
Le cicliche ma dirompenti dichiarazioni di Donald Trump, tra post su Truth, incontri con leader stranieri e discorsi alla stampa al limite del one-man-show, hanno sensibilmente contribuito a indirizzare lo sguardo di analisti e investitori verso le guerre del mondo, tra minacce di attacchi e promesse di «farle terminare».
Fincantieri è stato il titolo dell’anno con una crescita monstre del 141%, seguita da quella di Leonardo dell’89,6%. Un trend, quello dei titoli della Difesa, che ha riguardato tutta Europa con i rally di Rheinmetall, Bae Systems, Thales, Dassault Aviation, Saab e Airbus.
Non era facile, però, immaginare un inizio 2026, o meglio una prima settimana, così ricca di eventi storici per gli equilibri internazionali: il raid americano in Venezuela con la destituzione di Maduro del 2-3 gennaio, le mire espresse da Trump sulla Groenlandia (oltre a Messico e Colombia) e il Vertice dei Volenterosi sul fronte ucraino tenutosi il 6 gennaio.
Se da più parti viene criticata la stasi, o comunque la lentezza, delle istituzioni europee nel rispondere a quanto accade nel mondo, chi dimostra reattività e prontezza sono gli investitori, che in questa prima settimana di gennaio stanno contribuendo al rally dei titoli della difesa in tutto il Vecchio Continente.
Nella mattinata di oggi, giovedì 8 gennaio, poco dopo l’apertura della borsa, Leonardo è schizzata del +4%, assestandosi dopo due ore al 2,4%: una crescita che, se vista nell’arco settimanale, registra un +18%. Anche Fincantieri ha conosciuto un balzo importante a inizio giornata per poi aggirarsi poco sopra la parità, la crescita settimanale, invece, dice +14%, a dimostrazione di un rally della Difesa che appare inarrestabile.
Dal 2 gennaio Avio ha segnato +20%, Rheinmetall +17,5%, Bae Systems +18,35%, Thales +17%, Dassault Aviation +13%, Saab +7,8% e, infine, Airbus +8,8%.
Alla crescita del settore difesa sui listini europei hanno contribuito le dichiarazioni, in occasione del vertice dei Volenterosi, dei leader di Uk e Francia, Starmer e Macron, riguardo l’intenzione di creare degli hub militari permanenti in Ucraina anche in caso di cessate il fuoco con la Russia.
Nei giorni scorsi, invece, hanno tenuto banco le pretese di Donald Trump sulla Groenlandia, territorio semiautonomo appartenente alla Danimarca su cui c’erano già state le attenzioni del tycoon, un anno fa e durante il primo mandato. Successivamente il Segretario di Stato Marco Rubio ha corretto il tiro dicendo che gli Usa vorrebbero «comprare» la Groenlandia e non conquistarla militarmente. (riproduzione riservata)