«Il pericolo di allargamento del sanguinoso conflitto scatenato dall’aggressione all’Ucraina della Russa impone grande attenzione e un impegnativo sforzo di adattamento dello strumento militare, per la creazione di una comune forza di difesa europea che, in stretta cooperazione con la Nato, sia strumento di sicurezza per l’Italia e l’Europa». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiede all’Ue uno sforzo in più sulla difesa.
Finora la Commissione ha lanciato un maxi piano da 800 miliardi di euro, rompendo per la seconda volta dalla pandemia il tabù del debito comune con i 150 miliardi di prestiti Safe. Non abbastanza per il capo dello Stato che il 4 novembre, nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, invita a creare una forza comune europea e a non limitarsi a rafforzare gli eserciti dei singoli Stati membri.
Mettere d’accordo i 27 governi Ue, che considerano la difesa una competenza nazionale, non sarà semplice. Ma Mattarella, considerato un faro dalle istituzioni Ue, ricorda che «oggi nuovi conflitti si sono affacciati in Europa e nel Mediterraneo, interpellando la cornice di sicurezza costruita nel dopoguerra e le istituzioni poste a suo presidio». Urge un esercito comune, insomma, per resistere in un mondo in cui multilateralismo e libero commercio hanno ceduto il passo ad autoritarismo e dazi.
Anche per questi motivi Mattarella sottolinea il ruolo delle forze armate, «il cui contributo è stato prezioso per l’affermazione del ruolo internazionale del nostro Paese. Con grande professionalità e umanità, negli ultimi decenni, sono intervenute, su mandato della comunità internazionale, in soccorso a popolazioni e in contesti dove è stato urgente operare per la pace».
Il 4 novembre, ricorda inoltre il presidente della Repubblica, «è il giorno dell’armistizio di Villa Giusti» con l’impero austriaco, che pose fine alla prima guerra mondiale, «con il coronamento del sogno risorgimentale dell’unità d’Italia». Per Mattarella la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate è quindi «un momento di ricordo e di espressione della riconoscenza del Paese per quanto i cittadini in uniforme fecero, combattendo per fare dell’Italia una Nazione indipendente e libera, ispirata a valori democratici e di pace».
Ecco allora che «un commosso pensiero va a coloro che sono caduti, sacrificando le loro vite per l’Italia. È un sentimento che richiama soprattutto le giovani generazioni, affinché siano consapevoli della necessità di impegno a difesa dei valori della nostra Costituzione». A più di cento anni di distanza, il ruolo degli uomini e delle donne in divisa resta fondamentale soprattutto «lungo tutto l’arco di crisi del Mediterraneo allargato, dove permangono situazioni di contrasto e fragili tregue». (riproduzione riservata)