«Saremo una piccola isola italiana in Pennsylvania». A parlare è Pierluigi Colombi, ceo de Il Pastaio spa, società attiva nella produzione di gnocchi e pasta fresca surgelata con i marchi Patarò e Canuti, oltre che nel private label, presidiando non solo il mercato della grande distribuzione, ma anche del food service.
Da Brescia agli Stati Uniti, Il Pastaio raggiunge il traguardo più ambizioso dei suoi 42 anni di storia: aprire uno stabilimento negli Usa grazie a un investimento di 25 milioni di dollari.
Il nuovo sito si trova nel Great Stream Commons Business Park di Allenwood. Le prime tre linee di produzione entreranno in funzione a febbraio, l’anno successivo se ne aggiungeranno altre due, per un totale di 150 dipendenti e 40.000 tonnellate di gnocchi prodotti all’anno.
«Eravamo già presenti nel mercato Usa, ma questo investimento», racconta Colombi, «ci consentirà di essere più vicini al consumatore americano, abbattere i costi di trasporto ed eliminare il rischio dazi».
Una mossa dettata dalle politiche commerciali di Trump, penseranno in molti, e invece «si è trattato di una fortunata coincidenza: volevamo aprire negli Usa da tempo, essendo un mercato in forte crescita, infatti il groundbreaking - la cerimonia con cui iniziano simbolicamente i lavori (ndr) - è avvenuto a gennaio 2025, quando ancora Trump non si era insediato» e poi, ridendo: «In tanti mi hanno chiesto se avessi avuto contatti privilegiati con la Casa Bianca, ma nulla di tutto questo».
La Pennsylvania, come altri Stati americani, al fine di stimolare l’economia e l’occupazione locale, offre condizioni vantaggiose in termini di sgravi fiscali, sovvenzioni per la costruzione degli impianti, formazione per i lavoratori a chi, dall’estero, si insedia nel Paese, «l’ulteriore aspetto positivo per chi coglie queste occasioni – spiega Colombi - è che gli Stati americani entrano in competizione tra loro per portare nuove aziende nei rispettivi territori. Questo consente agli imprenditori di negoziare con i governatori locali per ottenere benefici e agevolazioni ancora migliori».
Grazie a questo investimento, il Pastaio, che dal 2022 fa parte del portafoglio del fondo americano The Riverside Company, si proietta sempre di più verso l’estero: «Quello americano è un mercato con grande potenziale, l’obiettivo del 2026 è raddoppiare il nostro fatturato Usa» che, per fare una previsione, «tra cinque anni potrebbe superare quello italiano, mentre per quello europeo ne serviranno forse 10: stiamo sperimentando una grande crescita in particolare in Germania e nell’Est Europa».
Il ceo sottolinea, comunque, la forte identità lombarda e il grande sostegno che l’azienda ottiene dal suo territorio: «Noi siamo orgogliosamente italiani e bresciani: lavoreremo in America mantenendo, oltre alla qualità del prodotto, know-how, cultura e tradizione, anche perché team italiano e team estero lavorano già all’unisono».
Se il ceo avesse la lampada di Aladino, poi, esprimerebbe tre desideri: «Un secondo stabilimento negli States, poi mi attraggono molto la Cina e il Sudamerica, dove il nostro prodotto ha già iniziato a riscuotere un certo successo».
Intanto, però, è tempo di bilanci: «Il 2025 è stato un anno positivo in un mercato comunque in crescita. Abbiamo affrontato un periodo di transizione importante perché a fine 2024 abbiamo aperto il quarto stabilimento italiano a Maclodio, nel bresciano. Chiuderemo con un fatturato intorno a 95 milioni». (riproduzione riservata)