È ancora bagarre sul nuovo bilancio pluriennale (2028-34) da 2 mila miliardi dell’Ue. Il Parlamento Europeo ha respinto la proposta della Commissione, chiedendone la modifica per poi riavviare i negoziati. Diverse le contestazioni: dalla minore centralità degli enti locali nei processi di spesa alle risorse ridotte per l’agricoltura, inserite in un unico contenitore con i fondi di coesione, fino al de-potenziamento del ruolo del Parlamento Europeo.
Ma gli eurodeputati criticano soprattutto la centralizzazione a livello statale del budget, come meccanismi di spesa in stile Pnrr. «L’approccio un piano nazionale per Paese membro, basato sul modello del dispositivo per la ripresa e la resilienza, non dovrebbe costituire la base per la gestione della spesa dopo il 2027», si legge nella lettera inviata alla presidente Ursula von der Leyen dai capigruppo della sua maggioranza (Ppe, S&D, Renew e Verdi). «Non possiamo accettarlo come base per avviare i negoziati». I leader insistono allora per delle modifiche, che elencano nel testo visionato da MF-Milano Finanza.
«Siamo contrari a un’Unione à la carte, con decisioni nazionali centralizzate che ignorano le priorità dell’Ue e ne minano il valore aggiunto. Il regolamento attuale, con ingenti fondi non assegnati, porterebbe alla frammentazione, alla dissolidarizzazione e al finanziamento di 27 piani nazionali disparati», si legge nella lettera dei capigruppo Manfred Weber (Ppe), Iratxe García Pérez (S&D), Valérie Hayer (Renew), Terry Reintke e Bas Eickhout (Verdi).
«La proposta attuale non garantisce la copertura di tutte le categorie di Regioni, comporta una mancanza di prevedibilità e distorce il mercato unico dell’Ue, nonché le condizioni di parità nel settore agricolo. Gli importi stanziati per la politica agricola comune (Pac) e quella di coesione rappresentano una riduzione sostanziale in termini reali».
«Sono necessarie politiche autonome in materia di agricoltura e coesione, pesca e affari marittimi, politiche sociali e affari interni, con dotazioni finanziarie distinte. Coesione e Pac necessitano di una visione moderna, basata su innovazione, competitività, sostenibilità ed efficienza energetica, al fine di approfondire il mercato unico, promuovere la convergenza e ridurre le disuguaglianze», aggiungono i partiti che hanno rieletto von der Leyen.
«Il raggruppamento di queste politiche ne indebolisce il ruolo specifico. Bilanci dedicati per ciascuna garantirebbero maggiore prevedibilità e certezza per i beneficiari e sarebbero ulteriormente rafforzati da importi riservati a specifiche priorità».
«La politica di coesione non può essere concepita e gestita esclusivamente dai governi centrali. Il ruolo delle Regioni e delle autorità locali deve quindi essere rafforzato e articolato in modo molto più chiaro», si legge ancora nella lettera alla presidente della Commissione.
«È necessario che i negoziati diretti e continui tra le Regioni e la Commissione siano giuridicamente obbligatori, nel pieno rispetto del principio di partenariato e di sussidiarietà, consolidando e promuovendo un sistema di governance multilivello ben consolidato e una corretta gestione condivisa, con adeguate garanzie, nel pieno rispetto dell’organizzazione territoriale di ciascuno Stato».
«Per quanto riguarda la politica agricola comune, occorre preservare condizioni di parità per gli agricoltori invece dell’attuale proposta con norme comuni minime. Gli articoli pertinenti della Pac ora inclusi nel regolamento Nrpp dovrebbero essere reinseriti in un quadro legislativo specifico (disciplinato da uno o più regolamenti specifici), che dovrebbe includere i piani strategici della Pac. Sono necessarie norme chiare per la loro elaborazione».
«Il Parlamento Europeo dovrebbe essere coinvolto nell’approvazione e nella modifica dei piani degli Stati membri tramite atti delegati, nonché nel processo decisionale su tutta la programmazione degli importi di flessibilità e agli adeguamenti alle esigenze in evoluzione o alle nuove priorità. Inoltre, al Parlamento Europeo deve essere attribuito un ruolo decisionale pieno nel meccanismo di orientamento politico destinato a guidare la procedura di bilancio annuale», proseguono i capigruppo.
«La nomenclatura di bilancio deve essere molto più granulare e chiaramente collegata agli obiettivi generali e specifici della spesa per consentire un processo decisionale significativo, un controllo e una visibilità di tutte le spese operative. Il Parlamento Europeo deve partecipare alle decisioni».
«Il regolamento sulla condizionalità e il rispetto dei valori dell’Ue devono applicarsi all’intero bilancio, compresi i futuri piani nazionali di coesione e della Pac, e non essere duplicati in strumenti paralleli. Anziché creare strumenti che si sovrappongono, la Commissione dovrebbe essere più proattiva e coerente nell’applicazione degli strumenti dello Stato di diritto; dovrebbe essere garantito il rispetto della Carta dei diritti fondamentali e l’adozione di eventuali misure in caso di inadempienza dovrebbe seguire lo stesso meccanismo previsto dall’attuale regolamento sulle disposizioni comuni», contestano ancora le forze politiche europeiste.
«Dovrebbe esserci un chiaro collegamento tra le raccomandazioni della relazione sullo Stato di diritto e i piani nazionali di riforma. Le violazioni dovrebbero, in linea di principio, comportare automatici disimpegni e insistiamo affinché non vi sia alcuna riorganizzazione dei fondi dell’Ue sospesi a causa di violazioni dello Stato di diritto».
«Il modello cash-for-reforms presenta un deficit democratico intrinseco, data la mancanza di controllo del Parlamento Europeo e degli organi nazionali o regionali eletti. A meno che non siano collegate allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali, le riforme devono essere direttamente collegate agli investimenti effettuati. Le riforme a livello nazionale non dovrebbero condizionare gli investimenti subnazionali, a meno che non siano chiaramente collegati», si legge in uno degli ultimi passaggi della lettera.
«Il modello di attuazione generalizzato del finanziamento non legato ai costi dovrebbe essere limitato il più possibile, in quanto manca di trasparenza e impedisce un adeguato controllo e scrutinio nell’attuazione dei fondi dell’Ue». (riproduzione riservata)