È durata un’ora e mezza la commemorazione congiunta di Camera e Senato in onore di Papa Francesco. Nell’emiciclo di Montecitorio, gremito di parlamentari e ministri, è stato ricordato «il pontefice» ma anche «il grande uomo».
Un Papa «che ha richiamato l’attenzione del mondo sulle grandi sfide» e che ha saputo «rompere gli schemi» affermando che non bisogna «aver paura di andare controcorrente se è per fare una cosa buona», per usare le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Un Papa che ha saputo unire, dividere e che, anche nel ricordo, ha saputo far discutere.
Il ricordo si è aperto con le parole dei presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Entrambi si sono soffermati sul lavoro del Santo Padre «il primo proveniente dal continente americano, il primo a chiamarsi Francesco», ha ricordato Fontana. «Un autentico testimone di fede vissuta», ha detto La Russa. Poi parlamentari e ministri tutti si sono alzati in piedi per un minuto di silenzio. Sessanta secondi rotti solo da un lungo applauso.
Come da crono-programma hanno poi preso parola diversi leader politici: Conte, Renzi, Schlein, Gasparri e tanti altri. Ma, come spesso accade in politica, anche la commemorazione del Papa può diventare occasione per rivendicare idee e ideologie e, soprattutto, le proprie battaglie.
«Buffo che ciascuno di noi in qualche misura cerchi di accaparrarsi un pochino dell’eredità» di Papa Francesco, ha detto il leader di Italia Viva. Pontefice che «non merita l’ipocrisia di chi non ha mai dato ascolto ai suoi appelli, di chi deporta i migranti e toglie soldi ai poveri», ha contestato la segretaria del Pd, trovando sia il sostegno del leader del M5s, sia la risposta del capogruppo di Fi al Senato: «Le ipocrisie sono state tante, anche di chi lo cita sempre e non ha mai seguito il percorso della fede».
Solo l’orologio ha saputo mettere fine al teatrino tra maggioranza e opposizione: quello che ha segnato l’inizio del discorso della premier. Anche il suo è stato un ricordo mosso dalla memoria personale: «Sarò sempre grata a Papa Francesco per il tempo trascorso insieme, per i suoi insegnamenti e per i suoi consigli. Il più assiduo era l’invito a non perdere mai il senso dell’umorismo, è stata anche l’ultima cosa che mi ha detto», ha raccontato Meloni per poi dare spazio al ruolo geopolitico che svolto dal Pontefice: «Diceva che la diplomazia è un esercizio di umiltà».
Prima dell’addio, la premier ha consegnato un messaggio alle Camere unite: «Papa Francesco ha detto che la politica serve e che la sua grandezza si mostra quando, nei momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi. Il Pontefice ci ha indicato le cose essenziali a cui dobbiamo restare agganciati: il valore infinito della persona e il principio di realtà. Essere all’altezza di questo insegnamento è il nostro modo di dire grazie a questo straordinario pontefice che ora è tornato alla casa del Padre ma che continuerà a sorriderci e a guidarci». (riproduzione riservata)