Se il fondo per investire nelle pmi quotate (Fnsi) è stato pensato dal Mef-Cdp per immettere sul mercati liquidità necessaria a rinvigorire gli scambi, il nuovo Tuf servirà per convincere le piccole e medie imprese di Piazza Affari a restare quotate. Lo ha spiegato ieri agli operatori di mercato Federico Freni, sottosegretario a Tesoro, davanti alla platea di operatori di mercato riuniti a Palazzo Mezzanotte per la Star Conference di Euronext.
«Il Tuf, Testo Unico della Finanza», ha ripreso Freni, «è in fase di revisione per permettere di creare un ecosistema market friendly e rendere la permanenza in borsa più semplice rispetto ad oggi. La governance delle imprese quotate deve risultare più semplice, così come la gestione quotidiana del mercato, ma ciò non significa che mancheranno i controlli sulle imprese quotate». E qui Freni ha citato il tema delle sanzioni che «non devono mancare, ma nel contempo non devono essere troppe, penso per esempio al doppio binario, ovvero alle punizioni applicate sia in via amministrativa che penale e questo sarà abolito». Poi, però, ha sottolineato il politico, «le imprese non potranno lamentarsi delle regole italiane bizantine e troppo complesse, il nuovo Tuf squarcerà il velo su chi evita di quotarsi adducendo norme complicate dovute a regole vecchie e complesse».
Quali sono i tempi previsti per il nuovo Tuf? Secondo il governo, per fine 2025 dovrebbero essere pronti i decreti e diventare poi operativo entro il primo luglio 2026. La riforma del testo di riferimento del mondo finanziario non è semplice, la commissione ad hoc nominata per redigere le nuove regole avrebbe dovuto lavorare per un anno e chiudere un mese fa, ma alcuni punti, fra cui il tema delle norme per la lista del cda che coinvolge partite importanti come Generali ha costretto a far slittare la fine dei lavori di un anno. E si andrà quindi a metà 2026.
Dal nuovo Tuf gli operatori di mercato si aspettano, per esempio, sanzioni proporzionali ai reati e l’eliminazione del doppio binario, come ha anticipato ieri Freni a Piazza Affari, optando per le sole sanzioni amministrative nei casi di non particolare gravità e confinando la sanzione penale in quelli eclatanti. E in tal senso il mercato sta ragionando poi sulla necessità di centralizzare la giurisdizione per i ricorsi contro le sanzioni della Consob davanti al Tar Lombardia, sede di Milano, fatto che dovrebbe garantire una maggiore specializzazione e uniformità dei giudizi in merito al controllo di legittimità degli atti dell’Autorità di vigilanza e ai tempi più rapidi rispetto alle Corti d’Appello. (riproduzione riservata)