In attesa della Fed in serata, l’Asia viaggia cauta ma positiva, mercoledì 16 settembre. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dello 0,3%,Shanghaidello 0,4%, il Kospi dello 0,8%, mentre Hong Kong è piatta. Il rendimento del Treasury decennale scende dal 5,02% di martedì al 4,998%, mentre i futures sul Nadaq salgono dello 0,25%.
L’oro è tornato sopra i 4.320 dollari l’oncia mercoledì, interrompendo due sedute consecutive di calo, mentre la corsa dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari ha perso slancio in vista del meeting della Fed. I prezzi del petrolio hanno ripiegato dai massimi degli ultimi mesi dopo l’aumento sopra le attese delle scorte di greggio negli Stati Uniti, anche se le persistenti interruzioni delle forniture in Medio Oriente continuano a sostenere le quotazioni. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato globali si sono stabilizzati dopo i rialzi, mentre gli investitori hanno rivolto l’attenzione alle decisioni di diverse importanti banche centrali attese questa settimana.
La Fed è attesa alzare i tassi di interesse di 25 punti base, segnando il primo rialzo dopo tre anni, mentre il board lavora per contenere le pressioni inflazionistiche. I mercati guarderanno ai segnali su un possibile ulteriore rialzo entro la fine dell’anno, con le aspettative che indicano un intervento a ottobre o dicembre. Anche la Bank of Japan dovrebbe aumentare i tassi questa settimana, mentre la Bank of England dovrebbe lasciarli invariati.
Il greggio Wti è sceso sotto i 105 dollari al barile mercoledì (104,6, Brent a 107,9 dollari), allontanandosi dai massimi degli ultimi quattro mesi dopo che i dati dell’industria hanno evidenziato un sorprendente aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti, nonostante l’aggravarsi delle interruzioni delle forniture in Medio Oriente.
I dati dell’American Petroleum Institute (Api) hanno mostrato che le scorte di greggio Usa sono aumentate di 7,14 milioni di barili la scorsa settimana, dopo il calo di 300 mila barili registrato nella settimana precedente, andando contro le attese di una nuova riduzione.
Nel frattempo, i carichi di petrolio nel porto saudita di Yanbu sono rimasti sospesi dopo la chiusura dell’oleodotto saudita East-West. Non è ancora chiaro quando le attività lungo questa infrastruttura, che offre una rotta alternativa allo Stretto di Hormuz, potranno riprendere, mentre questa settimana i militanti Houthi sostenuti dall’Iran hanno rinnovato gli attacchi contro l’Arabia Saudita.
In Libia, la compagnia petrolifera nazionale ha inoltre sospeso le attività in due giacimenti e in una stazione di pompaggio a causa delle proteste in corso. Nonostante le interruzioni, la produzione petrolifera complessiva della Libia è rimasta sostanzialmente stabile, intorno a 1,4 milioni di barili al giorno.
La Bank of Japan potrebbe alzare i tassi all’1,25% al termine della riunione di due giorni prevista per venerdì, a fronte delle pressioni inflazionistiche, secondo un sondaggio condotto da Cnbc.
Un rialzo segnerebbe un’accelerazione del ciclo di stretta monetaria, perché arriverebbe a meno di sei mesi dall’ultimo intervento, l’intervallo che la banca centrale ha finora mantenuto tra un rialzo e l’altro dall’avvio della normalizzazione della politica monetaria nel marzo 2024. L’ultimo aumento risale infatti a giugno.
L’89% degli intervistati si aspetta un rialzo di 25 punti base, citando l’aumento dell’inflazione e dei salari, oltre alle pressioni esercitate dal governo statunitense.
L’inflazione complessiva giapponese a luglio ha raggiunto l’1,9%, il livello più alto dell’anno, a causa dell’aumento dei costi energetici legato alla guerra con l’Iran. Nello stesso mese, i salari reali sono cresciuti del 2,4%, segnando il settimo mese consecutivo di rialzo. Gli Stati Uniti hanno espresso più volte l’auspicio che il Giappone prosegua nel ciclo di rialzi dei tassi, esercitando pressioni sulla premier Sanae Takaichi che ha avviato una politica monetaria accomodante e una politica fiscale espansiva.
Più recentemente, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha invitato il governatore della BoJ Kazuo Ueda ad adottare «decise misure sul fronte dei mercati e della politica monetaria» durante la riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 all’inizio del mese.
Gli Stati Uniti auspicano un rafforzamento dello yen, infatti una valuta debole potrebbe spingere il Giappone a vendere asset Usa, compresi i Treasury, per sostenere la propria valuta. Una simile mossa potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i rendimenti dei Treasury. Alla fine di luglio, i due Paesi hanno effettuato un intervento congiunto senza precedenti per rafforzare lo yen.
Anche i membri del board della BoJ hanno rilasciato dichiarazioni di orientamento restrittivo, lasciando aperta la possibilità di un’accelerazione dei rialzi dei tassi. Il sondaggio Cnbc è stato condotto dal 9 al 14 settembre tra 18 economisti e analisti. (riproduzione riservata)