Quando il 12 maggio scorso il Bureau of Labor and Statistics (Bls) ha colto il mercato di sorpresa segnalando, tra i primi, un aumento annuo del 4,2% dell'indice dei prezzi al consumo, l'oro ha perso terreno, risentendo dello scetticismo che continuava ad aleggiare nei confronti dell'inflazione. Adesso il ventilarsi di un aumento dell'inflazione oltre le previsioni, rende palese come la correlazione tra il lingotto e il fenomeno inflazionistico sia più che proporzionale. Lo spiega Joe Foster, portfolio manager e strategist di VanEck, il quale sottolinea che nonostante "maggio sia stato il primo mese del 2021 in cui indicatori economici primari hanno segnalato un eccesso di inflazione, l'oro ha reagito relativamente bene, con un incremento complessivo di 137,74 dollari (+7,6%) che lo ha portato a chiudere il mese a 1.906,87 dollari l'oncia". Inoltre, "i titoli auriferi hanno continuato a spingere l'oro fuori dall'intervallo di correzione degli ultimi sei mesi, con l'indice Nyse Arca Gold Miners4 e l'indice Mvis Global Junior Gold Miners5 in crescita rispettivamente del 14,3% e del 14,8%".
La risalita dell'oro al riaccendersi dell'inflazione potrebbe essere destinata a continuare. Infatti, nonostante le banche centrali continuino a ribadire la transitorietà del fenomeno inflazionistico, secondo gli esperti ci sono settori, come quello delle materie prime e non solo, che indicano che un rialzo dell'indice dei prezzi potrebbe essere tutt'altro che transitorio. L'aumento addirittura doppio (20-30%) rispetto al periodo inflazionistico degli anni '70 dell'offerta di moneta m2, la carenza di alloggi che sembra concretizzarsi come un problema sistemico, la debolezza del dollaro Usa osservata nel 2020 e destinata a continuare facendo salire il costo delle importazioni, sono solo alcuni di questi fattori. Con essi anche la delocalizzazione di manodopera a basso costo e la difficoltà dei datori di lavoro di alcuni settori nel trovare manodopera qualificata.
"Ad aprile, l'indicatore di inflazione preferito dalla Fed (il Pce) è aumentato del 3,1%, l'incremento maggiore registrato dal 1992", ricorda inoltre Foster. In questo quadro l'oro potrebbe continuare a registrare andamenti positivi proprio perché il lingotto reagisce all'inflazione quando questa raggiunge livelli eccessivi o fuori controllo. Quando la variazione dell'indice dei prezzi al consumo è inferiore al 3% non vi è infatti alcuna correlazione tra oro e l'indice. La correlazione diventa sostanzialmente positiva al di sopra del 3%, mentre un trend più lineare si instaura al di sopra del 4%. "A maggio", conclude l'esperto, "i prezzi dell'oro potrebbero aver superato un limite superiore se l'inflazione dovesse protrarsi nel tempo". (riproduzione riservata)