Perché le bollette del gas crescono, nonostante le quotazioni all’ingrosso siano stabilmente attorno o sotto i 40 euro/MWh? È colpa delle sanzioni contro la Russia? O della speculazione internazionale? Niente di tutto questo: con l’occasione dell’aggiornamento del servizio di tutela comunicato mercoledì 3, l’Autorità per l’Energia Reti e Ambiente (Arera) ha dato attuazione al decreto bollette, che riduce gli sconti adottati nel periodo emergenziale.
È, quella del governo, una decisione ragionevole: sebbene i prezzi siano ancora superiori alle medie storiche, siamo ben lontani dai picchi dell’anno scorso, e questo consente di liberare risorse importanti per la finanza pubblica. Si tratta, insomma, di un altro passo verso la normalizzazione, certo agevolata dalle temperature invernali straordinariamente miti, ma resa possibile anche dai tanti interventi pubblici e privati per rafforzare il sistema. Rientrano in questa logica i rigassificatori di Piombino e, tra qualche mese, di Ravenna, gli interventi in efficienza energetica affrontati da famiglie e imprese, la sostituzione del gas, dove possibile, con altri combustibili.
Proprio questo graduale ritorno a una situazione ordinaria impone anche di riflettere sull’esperienza trascorsa - ma non ancora finita - e di interrogarsi su cosa abbia funzionato e cosa no. Da un lato l’intervento pubblico a difesa dei consumatori ha consentito di tamponare la fiammata del 2022, ma ha imposto all’erario un costo vertiginoso (oltre 90 miliardi di euro in un anno e mezzo). Dall’altro talune misure - quale il divieto di adeguamenti unilaterali delle bollette, che dovrebbe cessare a giugno - hanno invece ingessato il mercato, mettendo anche alcuni operatori in seria difficoltà. Da un altro lato ancora è giunto il momento di fare i conti con gli effetti delle lenti deformanti attraverso cui osserviamo il mercato, cioè quelle della cosiddetta tutela. Gli aggiornamenti dell’Arera (trimestrali per l’elettrico, mensili per il gas) si applicano solo a una minoranza dei consumatori: meno di un terzo delle famiglie e il 24% dei condomini, nel caso del gas.
La gran parte dei clienti ha scelto un fornitore sul libero mercato, sottoscrivendo contratti che possono essere più o meno convenienti (e che possono contenere ulteriori elementi di servizio) ma che in ogni caso non dipendono dalle decisioni del regolatore. Con una sola eccezione: quando, come adesso, queste si applicano alle componenti tariffarie in senso stretto.
Questa confusione rende indecifrabili per la maggior parte delle persone gli annunci di rincari o riduzioni, e contemporaneamente fa deragliare il dibattito pubblico intorno a variazioni che riguardano pochi consumatori. Su quello che accade agli altri sappiamo, purtroppo, molto poco.
L’Arera conduce un meritorio monitoraggio delle offerte disponibili, ma non di quelle sottoscritte: sappiamo quanto potrebbero pagare gli italiani se scegliessero oggi un fornitore, ma non sappiamo quanto pagano sulla base delle offerte effettivamente sottoscritte. Esistono anche altre indagini, come per esempio l’indice Selectra pubblicato periodicamente dalla Staffetta Quotidiana, che mostrano un graduale riassestamento del mercato. In particolare, stanno ritornando le offerte a prezzo fisso (quelle normalmente preferite dai consumatori) che erano praticamente scomparse dopo il divieto di ius variandi.
L’altra considerazione, più generale, riguarda l’atteggiamento dei venditori, che stanno riconquistando fiducia nel mercato. Ciò non significa che possiamo archiviare le preoccupazioni. L’analisi di Entso-g (l’organizzatore dei gestori europei delle reti gas) mostra che, in presenza di un inverno rigido e di ulteriori restrizioni dei flussi dalla Russia, nella stagione fredda potremmo avere ancora problemi. Ma c’è un diffuso e giustificato ottimismo, favorito anche dall’accelerazione negli investimenti nelle rinnovabili e nelle infrastrutture.
È importante, allora, riconoscere gli errori di policy commessi nel passato, per evitare di ripeterli. Finora il governo Meloni si è mosso con intelligenza, favorendo un graduale riassorbimento delle agevolazioni. Adesso l’aspetta la prova più difficile, cioè liberare i mercati dalle troppe restrizioni ancora in vigore e confermare il superamento della tutela e delle sue distorsioni. (riproduzione riservata)
*direttore ricerche e studi
dell'Istituto Bruno Leoni.