La procura generale «ha ordinato la detenzione del responsabile della gestione delle operazioni e della sicurezza giudiziaria Osama Almasri Angim». È quanto si legge in una nota della Procura generale della Libia pubblicata su Facebook.
L’ex responsabile della polizia giudiziaria è accusato di aver torturato 10 detenuti e causato la morte di di uno di loro sotto tortura.
L’arresto rientra nella collaborazione del nuovo governo di Tripoli con la Corte penale internazionale: emesso nei mesi scorsi, Almasri fino a questo momento era riuscito a eludere il fermo.
Le indagini, secondo quanto si legge nel documento della Procura, hanno riguardato violazioni dei diritti di dieci detenuti presso l'istituto di correzione e riabilitazione principale di Tripoli, oltre alla morte di un recluso per le percosse subite.
La Procura generale della Libia conferma di aver ordinato l'arresto di Almasri, da mesi al centro del dibattito politico in Italia.
«Il sostituto procuratore generale ha completato la raccolta di informazioni relative alle violazioni dei diritti dei detenuti nell’istituto di correzione e riabilitazione di Tripoli che hanno segnalato alla Procura generale di aver subito torture e trattamenti crudeli e umilianti», spiega la Procura generale. È stato «quindi condotto un interrogatorio sulle circostanze relative alla violazione dei diritti di dieci detenuti e alla morte di un detenuto a seguito di tortura».
«In presenza di prove sufficienti per procedere con l’accusa», la Procura sottolinea di aver «rinviato a giudizio l’imputato, attualmente in custodia cautelare».
La notizia dell’arresto ha immediatamente avuto diverse reazioni politiche visto che il nome di Almasri era già al centro delle polemiche per la sua precedente scarcerazione in Italia: lo scorso 18 gennaio era stato arrestato a Torino con un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, poi rilasciato e rimandato in Libia a bordo di un aereo di Stato. Il ministero della Giustizia non aveva dato seguito al provvedimento, però, e il caso è rimasto per mesi al centro del dibattito politico in Italia.
«La Libia, con la decisione della sua Procura generale di disporre la custodia cautelare del generale Almasri, accusato di omicidio e violazioni dei diritti umani, dimostra di essere oggi più avanti del nostro Paese nella difesa della giustizia e della legalità», ha detto la capogruppo democratica nella giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Antonella Forattini. «Mentre a Tripoli si perseguono i responsabili di gravi crimini, in Italia si liberano e si tenta di giustificare l’ingiustificabile, arrivando persino a sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale per coprire scelte politiche e morali indifendibili. Un simile gesto rappresenterebbe un’onta difficilmente cancellabile per le nostre istituzioni e per l'immagine dell'Italia nel mondo. A questo punto, sarebbe bene che la maggioranza si fermasse. La giustizia non può essere piegata al potere politico», ha concluso.
«Questo ddl di ratifica tra Italia e Libia riporta sotto gli occhi di tutti il comportamento surreale del governo. Prima si libera il carceriere e torturatore Almasri in modo illegale, poi si approva una legge che consente ai prigionieri libici di tornare nelle carceri libiche», ha detto in Aula Mauro Del Barba, deputato di Italia Viva.
Del Barba ha anche sottolineato la mancanza di chiarezza «su quale delle due entità statali libiche» l’Italia stia effettivamente stipulando l’accordo, criticando la gestione definita «disastrosa» dell’intera vicenda.
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