Al G7 delle Finanze di Stresa non hanno sfilato solo i ministri delle economie più forti del Pianeta. I Sette portano sulle spalle anche alcuni dei debiti pubblici più pesanti al mondo, macigni che in qualche caso rendono fragile ogni speranza di crescita. È il caso dell’Italia, che all’appuntamento del G7 si presenta con un rapporto debito-pil destinato a salire dal 137,3% del 2023 al 144,7% del 2028 (dati Fmi).
Più di un campanello d’allarme, che suona mentre le regole del nuovo Patto di Stabilità e Crescita sono pronte a mordere. E poco importa che il colpevole sia ben noto da tempo: quei bonus edilizi costati circa 200 miliardi di euro allo Stato. Il danno ormai è fatto e per contenerlo serviranno 135 miliardi fino al 2029: è questa la cifra calcolata da Scope Ratings per rispettare i dettami di Bruxelles e ridurre di un punto all’anno il passivo.
Ma nel G7 l’Italia non è la sola sulla via crucis del debito. In Francia il rapporto debito-pil ha un andamento simile e passerà dal 110,6% del 2023 al 114,6% del 2028. Un problema comune che ha spinto i due Paesi a cercare sponde comuni in Europa; i numeri del debito di Parigi restano lontani da quelli di Roma ma il rischio di incappare in una procedura d’infrazione Ue è condiviso.
Per trovare il campione mondiale del debito però bisogna allontanarsi dall’Europa. In Giappone quest’anno il rapporto debito-pil salirà al 254,6% e poi dovrebbe assestarsi al 251% nel 2028. A rasserenare è l’allocazione del passivo, in gran parte domestico: la quasi totalità del debito del Giappone è in mano ai giapponesi, un modello che l’Italia sta perseguendo con le serie di Btp dedicate al retail.
Dall’altro lato del globo, invece, gli Usa continuano incuranti a indebitarsi. A Washington il rapporto debito-pil passerà dal 122,1% del 2023 al 132,6% del 2028. Un bel salto in avanti, anche se l’economia americana cresce a livelli che l’Europa si sogna. Nessun rischio recessione in America, incubo da cui è appena uscito il Regno Unito. Anche a Londra il rapporto debito-pil corre e nel 2028 arriverà al 109,2% dal 101% del 2023.
Dentro il G7 sorridono solo Canada e Germania. Nel 2027 a Ottawa il rapporto debito-pil tornerà sotto il 100%, mentre a Berlino scenderà sotto il 60%. «Il segreto dei tedeschi sta nel deficit fiscale inferiore al 2% del pil, scelta non seguita da nessuno nel G7», spiega Dennis Shen, senior director di Scope Ratings. Per la Germania significa sacrificare ancora la crescita? La domanda lecita da quando il pil tedesco cresce meno di quello italiano.
Eccezioni a parte, il rapporto debito-pil nel G7 è destinato ad aumentare. «Nel lunghissimo periodo le economie dei Sette sono in grado di assorbire valori così elevati», tranquillizza Shen. «I rischi però non mancano, vista la prospettiva di tassi più alti più a lungo», che gonfiano appunto gli oneri sul debito. Ma i mali dei conti pubblici non sono inguaribili. «Serve un consolidamento fiscale e si deve dare priorità al raggiungimento di avanzi primari», è la medicina prescritta da Shen.
La cura del Fmi è ancora più drastica, soprattutto con il paziente italiano. Niente più stimoli fiscali di breve termine e addio al meccanismo delle quote nelle pensioni. Due suggerimenti che hanno fatto storcere il naso al governo Meloni, che fa del taglio delle tasse ha uno dei cavalli di battaglia. In realtà esiste un’altra via per rispettare i bilanci: spingere il pil sfruttando appieno risorse straordinarie come i miliardi di euro del Pnrr. (riproduzione riservata)