La finanza come leva per lo sviluppo, in grado di veicolare il capitale verso l’economia reale del Paese, è stato il tema portante affrontato da un evento organizzato giovedì 13 novembre in Università Cattolica dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi di Credito (Anspc).
Non sono mancati gli affondi contro un sistema Europa che soffoca e scoraggia la vita delle imprese, «frenando imprenditorialità e capacità competitive», ha sottolineato il presidente dell’Anspc, Ercole Pellicanò, secondo cui «ci troviamo in contesto di crescita zero e non dobbiamo accontentarci». Ne consegue che «non è possibile accettare conti in ordine, ma avere un’economia in affanno. Preoccupa infatti la limitata produttività del sistema: dal 2003-2023 la produttività italiana è cresciuta solo 2,5%, mentre in Germania del 16% e in Spagna del 18%».
Sul fronte bancario, si stanno affermando banche digitali e un’informatizzazione sempre più spinta dei processi finanziari, perciò «abbiamo bisogno di autorità di controllo molto forti ed estremamente indipendenti», ha sottolineato Alessandra Perrazzelli, ex dg di Banca d’Italia e membro del cda Tim. «Le regole devono essere stabilite insieme agli operatori», all’insegna cioè della co-regulation, «stabilendo un rapporto con la parte più innovativa di banche e finanza per identificare linee guida che diano binari e non limitino crescita e occupazione».
Impossibile non fare riferimento all’attuale stagione di m&a tra gli istituti italiani. Andrea Maffezzoni, cfo di Mps, ossia una delle banche protagoniste degli ultimi mesi grazie all’offensiva vincente su Mediobanca, ha definito l’ops su Piazzetta Cuccia «non convenzionale, perché tipicamente nel settore bancario quando un investitore pensa a un m&a tra due banche, pensa a due banche commerciali che si mettono assieme in scala e fanno risparmi». Secondo il manager, l’operazione è destinata a produrre sinergie di costo: «Puntiamo a creare valore dalla nostra complementarità, pensiamo di poter fare leva sulle specificità e l’expertise delle due realtà» per fornire maggiori servizi alla clientela. L’esempio classico sono «i servizi di advisory di Mediobanca da offrire ai clienti mid-corporate, e viceversa serve fare leva su Compass per accelerare la penetrazione nel settore del credito al consumo».
In un contesto di invecchiamento della popolazione come quello italiano assume particolare rilievo la necessità di fa crescere nuovi «servizi di copertura assicurativa», ha osservato Fabio Carniol, docente della Cattolica e ex ceo di Helvetia Italia. Servizi che devono saper intercettare «l’opportunità straordinaria» che la trasmissione della ricchezza rappresenterà nei prossimi anni. La questione è strategica e porta al ripensamento della figura di clienti che devono contribuire alla produttività del Paese. (riproduzione riservata)