Le proiezioni globali del Fmi sono tipicamente un riferimento per gli istituti di ricerca che producono scenari economici di medio e lungo termine. In quello più recente il mio team ha rilevato, come prima sensazione, una difficoltà dei tecnici del Fmi sul piano delle stime sia lineari sia what if che le ha portate verso una visione prudenziale tendente a un moderato pessimismo di medio: pil globale 2025 stagnante.
Da un lato, il calcolo è giustificato dall’instabilità geopolitica e geoeconomica corrente e da problemi interni delle economie globalmente trainanti. Dall’altro, la mia (e nostra) sensazione è che non sia stata pesata la probabilità discontinua (non lineare) di un miglioramento. Il macroscenario generato dal mio gruppo di ricerca nel dicembre 2023 con il sostegno di una AI dedicata in sperimentazione da qualche anno, infatti, ha individuato un biennio di metastabilità (tutto trema, ma il sistema non crolla) poi seguito da un miglioramento stabilizzante dell’economia mondiale, a partire da metà 2025, con probabilità prevalente contro quella opposta. Va aggiunto che nella nostra scenaristica what if con agganciate probabilità, evidentemente di tipo soggettivista-bayesiano per l’assenza di dati storici che permetterebbero l’analisi (simile a quella attuariale) delle frequenze e di casi comparabili, abbiamo rilevato un bipolarismo delle tendenze: o va bene o va male, mentre il Fmi quest’anno ci dice che andrà benino-malino.
Il Fmi farà aggiornamenti continui e credibili dello scenario. Ma qui appare opportuno motivare per cenni la scommessa contrarian di tipo ottimistico.
Cina e America (vinca Donald Trump o Kamala Harris) non stanno mostrando una volontà di confronto bellico diretto pur aumentando le loro capacità militari e la competizione geopolitica. La Cina, in particolare, è in una fase non breve in cui dovrà bilanciare l’eccesso di capacità produttiva con più export, anche nella difficoltà di stimolare i consumi interni. La Russia, correttamente vista in calo di pil nel 2025 dal Fmi, non potrà sostenere un’economia di guerra e dovrà limitare, pur senza abbandonarla, l’aggressività.
Pur ancora incerto il conflitto mediorientale, si nota la presenza di pompieri. In sintesi, il rischio geopolitico ha una probabilità di discesa pur essendo il suo contrario non escludibile. Il destino stagnante del pil italiano come stimato dal Fmi ci sembra non tenga conto del possibile effetto discontinuo della discesa del costo del denaro e del (semi)rigore di bilancio dello Stato che ne migliora rating e spread oltre allo sforzo di detassazione del ceto meno ricco. Inoltre, sto osservando un flusso crescente di investimenti esteri in Italia. Poi noi vediamo una ripresa della Germania dalla seconda metà del 2025 con esito eurostimolativo. Ritengo utile dare un cenno ottimistico, possibile nei dati, perché ritengo, come insegnatomi da Paolo Savona, che la fiducia economica è un fattore-chiave, pur nel rispetto del realismo, in particolare per l’Italia. (riproduzione riservata)