Secondo quanto riportato dal Financial Times, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sul fallimento del fornitore automobilistico First Brands Group, recentemente dichiarato in bancarotta. I procuratori federali intendono fare luce su come investitori e creditori siano rimasti esposti a perdite potenziali per miliardi di dollari. Lo riferiscono fonti vicine alla vicenda.
Secondo le fonti, l’indagine è ancora in fase preliminare ed è stata definita da uno degli informatori come una «missione conoscitiva», dato che la richiesta di protezione fallimentare da parte di First Brands risale a meno di due settimane fa e i dettagli sulla situazione finanziaria dell’azienda restano in larga parte oscuri.
A guidare l’inchiesta è la procura del distretto meridionale di New York, la stessa unità di Manhattan specializzata nei casi più complessi di criminalità finanziaria.
Al centro dell’attenzione ci sarebbero le modalità con cui la società ha finanziato le proprie operazioni e una serie di acquisizioni, facendo ricorso anche a strumenti di factoring, una forma di finanziamento fuori bilancio basata sulla cessione di crediti.
Durante un’udienza fallimentare tenutasi questo mese, alla domanda su dove fossero finiti circa 2 miliardi di dollari raccolti tramite operazioni di factoring, un legale della società ha risposto: «Non li abbiamo. Sul conto corrente ci sono 12 milioni di dollari. Tutto qui. Nient’altro».
Nel tracollo sono rimasti coinvolti anche alcuni dei nomi più noti di Wall Street, tra cui divisioni della banca d’investimento Jefferies, il gruppo bancario svizzero Ubs e il fondo speculativo Millennium Management.