Il credito rallenta ancora nell’Eurozona mostrando che l’effetto delle strette Bce sull’economia continua ad aumentare. I prestiti alle famiglie sono saliti dello 0,3% a gennaio su base annua, dal +0,4% di dicembre, secondo i dati Bce. Un rialzo così limitato non si osservava da marzo 2015.
Anche il credito alle imprese ha frenato: a gennaio è salito dello 0,2%, dal +0,5% di dicembre. Si è tornati così sui livelli toccati nel secondo semestre 2023 e in precedenza soltanto nel 2015.
Il credito alle aziende sembrava in lieve ripresa e invece è tornato a rallentare. I prestiti totali al settore privato sono scesi di 12,2 miliardi a gennaio, il primo calo in cinque mesi. Gli ultimi dati secondo Capital Economics hanno confermato che il miglioramento di fine 2023 non ha rappresentato l’inizio di una forte ripresa.
Tra i maggiori Paesi dell’Eurozona, l’Italia è stato il peggiore a gennaio sul credito alle aziende (-4,4%), seguito da Spagna (-3,3%), Germania (+1%) e Francia (+2,4%). Quanto invece ai prestiti alle famiglie, il calo maggiore è stato registrato in Spagna (-1,8%) e poi in Italia (-1,3%), Germania (+0,6%) e Francia (+1,2%).
Le flessioni sul credito risentono della minore domanda dovuta alle strette della Bce che ha alzato i tassi del 4,5% tra luglio 2022 e settembre 2023. Inoltre la banca centrale ha già ridotto il bilancio di 2 mila miliardi rispetto al picco. La minore domanda di credito, soprattutto da parte delle imprese, è un segnale negativo per gli investimenti nell’Eurozona che saranno «probabilmente modesti nel prossimo futuro» secondo Ing.
La presidente Bce Christine Lagarde ha indicato gli investimenti come una delle tre “i” fondamentali per l’Eurozona in questa fase, assieme a indipendenza (energetica) e integrazione. Ma proprio la Bce con l’aumento dei tassi disincentiva gli investimenti delle imprese, anche quelli strategici sul cambiamento climatico e sulla digitalizzazione. L’obiettivo di Francoforte è quello di contenere l’inflazione, ma a differenza di qualche mese fa i rischi sul carovita sono ora bilanciati tra quelli al rialzo e al ribasso rispetto al target del 2%.
I mercati e gli economisti si attendono il primo taglio dei tassi a giugno, con altre due-tre riduzioni quest’anno. Eventuali ritardi potrebbero pesare ulteriormente sull’economia europea già stagnante da cinque trimestri. Lagarde ha indicato «segnali di ripresa» ma le stime degli economisti di mercato per la crescita dell’Eurozona nel 2024 sono vicine allo zero e inferiori rispetto alle proiezioni Bce (che saranno aggiornate a marzo).
I dati sul credito di gennaio sono andati in direzione opposta rispetto a chi riteneva che l’effetto massimo della stretta monetaria fosse alle spalle. Questa posizione è stata espressa nei giorni scorsi da Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo della Bce.
Gli economisti di Nomura in particolare hanno osservato che «i dati sui prestiti netti di gennaio 2024 sono diminuiti in modo sostanziale dopo che negli ultimi mesi del 2023 erano stati notati segnali di ripresa». Quei segnali positivi per Nomura «avevano fatto sorgere il dubbio che l’aggressivo inasprimento della politica monetaria della Bce avesse esaurito la sua spinta», ma i dati di ieri «dovrebbero mettere a tacere questo dubbio».
Così l’inflazione e la crescita europea potrebbero essere frenati in modo significativo anche nei prossimi mesi a causa della trasmissione della politica monetaria, che arriva con effetto ritardato all’economia e finora è stata superiore alle attese Bce. Il costo del finanziamento salirà in modo rilevante in particolare per chi dovrà rinnovare prestiti che erano stati definiti negli anni scorsi a tassi bassi e a lunga scadenza. (riproduzione riservata)