Icop accelera nel primo semestre 2026 e conferma gli obiettivi per l’intero esercizio e per il piano industriale 2026-2029. La società friulana guidata dall’amministratore delegato Piero Petrucco ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con ricavi totali pari a 286,5 milioni di euro, in crescita del 78% rispetto ai 160,8 milioni del primo semestre 2025, e un ebitda rettificato di 51,6 milioni, in aumento dai 29,6 milioni di un anno prima. Il margine ebitda si è attestato al 18%, in linea con la parte alta della guidance 2026.
Il titolo, intanto, cede lo 0,7% a 29,8 euro (+65% da inizio anno).
Il risultato netto rettificato è salito a 22,2 milioni di euro dai 13,3 milioni del primo semestre 2025, mentre il risultato operativo ha raggiunto 32,9 milioni, con un incremento del 114% rispetto ai 15,4 milioni di un anno prima. Il patrimonio netto è cresciuto a 163,7 milioni dai 145,3 milioni di fine 2025.
Sul fronte finanziario, l’indebitamento finanziario netto rettificato è salito a 171,2 milioni di euro dai 129,6 milioni di fine dicembre. La società segnala tuttavia che la dinamica è legata alla consueta stagionalità dei flussi finanziari e prevede un miglioramento nella seconda parte dell’esercizio.
A giugno Icop ha inoltre perfezionato un rifinanziamento unsecured da 106 milioni, con scadenza a dicembre 2031 e uno spread sull’Euribor a tre mesi compreso tra 95 e 115 punti base in funzione della leva finanziaria.
Il portafoglio ordini si attesta a circa 1,5 miliardi di euro ed è composto esclusivamente da contratti già sottoscritti. Il backlog copre il 100% dei ricavi attesi per il 2026 e circa il 40-45% di quelli previsti per il 2027. Il gruppo conta oltre 1.100 dipendenti.
I risultati arrivano mentre Icop è impegnata nella partita per Trevi, al centro di una doppia offerta. L’ops volontaria totalitaria di Icop, partita il 14 settembre e con termine il 16 ottobre, prevede per ciascuna azione Trevi portata in adesione 0,133 nuove azioni Icop.
A concorrere per il controllo della società cesenate c’è Webuild, che ha promosso un’opa volontaria totalitaria interamente cash a 4,50 euro per azione. La Consob ha approvato il documento d’offerta il 15 settembre e il documento è stato pubblicato il 18 settembre. L’offerta Webuild partirà il 28 settembre e si concluderà il 20 novembre.
Per Icop l’operazione su Trevi si inserisce nella strategia di costruzione di un gruppo specializzato nell’ingegneria del sottosuolo, combinando le attività di microtunneling e fondazioni speciali e ampliando la presenza geografica. Il piano punta anche sull’accesso a mercati nei quali Trevi è già presente, tra cui Australia e Spagna.
Per il 2026 Icop conferma una previsione di ricavi totali compresi tra 610 e 640 milioni di euro, con un Ebitda rettificato tra 105 e 115 milioni e un margine del 17-18%. Gli investimenti sono attesi tra 30 e 35 milioni di euro. La guidance, sottolinea la società, è integralmente coperta dal backlog.
Confermato anche il piano industriale 2026-2029. A fine periodo, a perimetro attuale, Icop punta a ricavi tra 900 e 950 milioni di euro e a un Ebitda rettificato di 170-190 milioni, con un margine in crescita al 19-20%. Il piano prevede inoltre un book-to-bill superiore a 1 volta e una cash conversion di circa il 70%.
Le previsioni non comprendono gli eventuali effetti dell’ops su Trevi.
«I risultati del primo semestre confermano la solidità del percorso industriale di Icop e rafforzano la credibilità del Piano 2026-2029», spiega Petrucco. Secondo l’ad, il portafoglio ordini e il posizionamento nei segmenti a maggiore contenuto ingegneristico consentono al gruppo di proseguire nella costruzione di una piattaforma internazionale nell’ingegneria specialistica del sottosuolo, attraverso crescita organica, sviluppo tecnologico e integrazione di realtà complementari. (riproduzione riservata)