L'Iran può riaprire lo Stretto di Hormuz in sette giorni se gli Stati Uniti allentano la pressione militare e revocano il blocco sui porti iraniani, ha dichiarato un alto funzionario di Teheran a Reuters. E il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha aperto alla possibilità di un incontro con la delegazione iraniana a margine dell'assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
«Siamo disponibili» a dialogare con i rappresentanti di Teheran, ha affermato Rubio a Nbc News, aggiungendo che «non credo che ci sia nulla di programmato al momento, ma siamo certamente aperti a un'iniziativa del genere, soprattutto se ha la possibilità di portare a qualcosa di positivo e, in definitiva, di raggiungere l'obiettivo principale di tutto questo. E cioè che l'Iran non potrà mai avere un'arma nucleare. Semplicemente non può». Il segretario ha infatti sottolineato che «si tratta di un regime clericale radicale. Vedete come trattano il proprio popolo; vedete l'entità dei danni e delle carneficine che hanno commesso. Un gruppo del genere non potrà mai avere un'arma nucleare».
Domenica il Comando Centrale delle Forze Armate iraniane aveva affermato di essere stato informato che gli Stati Uniti si stavano preparando a riprendere le operazioni militari con il supporto dei Paesi della regione, avvertendo che ciò avrebbe portato a una rappresaglia di Teheran senza limiti né riserve. «Gli Stati Uniti devono annunciare di voler risolvere la questione per via diplomatica, ufficializzarlo e poi concordare una tempistica per il proseguimento del processo», ha affermato un alto funzionario iraniano, aggiungendo che la delegazione iraniana al vertice Onu ha piena autorità per riavviare i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, partito da Teheran per New York questa mattina, non incontrerà il presidente statunitense, Donald Trump, presso la sede delle Nazioni Unite, ha riferito l'alto funzionario a Reuters, sottolineando che i dettagli di un accordo per porre fine alle ostilità con Washington possono essere discussi a New York tramite mediatori. La proposta di Teheran, ha detto, è stata consegnata agli Stati Uniti tramite mediatori il 16 settembre. «L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite rappresenta un'occasione d'oro per gli Stati Uniti per tornare alla diplomazia», ha affermato il funzionario, aggiungendo che Teheran accoglierebbe con favore una ripresa dei rapporti diplomatici se Washington intraprendesse passi concreti.
Questa mattina, mentre si recava a New York, Pezeshkian ha promesso di «difendere con fermezza» le posizioni del suo Paese a New York. «Siamo usciti da questa situazione a testa alta, e questo è motivo di dignità e orgoglio per tutti noi. Pertanto, difenderemo con fermezza le nostre posizioni nei forum internazionali», ha affermato, sottolineando che «sfrutteremo al meglio questa opportunità per far conoscere alla comunità internazionale la difficile situazione dell'Iran. Diremo con fermezza ai nostri avversari che, nonostante tutte le ingiustizie e le soprusi, il popolo iraniano ha tenuto duro». Pezeshkian sarà il più alto funzionario iraniano a mettere piede sul suolo americano dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio.
La guerra in Iran sbarca all’Onu e diventa oggetto di confronto tra i leader riuniti al Palazzo di Vetro di New York. Il presidente americano Donald Trump si prepara a un tour de force diplomatico avendo in agenda incontri con altri 11 leader mondiali: parleranno appunto di Iran e dei loro alleati Huthi, che stanno mettendo sotto pressione lo stretto gemello di Hormuz, Bab el-Mandeb, facendo schizzare i prezzi di gas e petrolio.
Iniziato a New York il bilaterale tra il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani e l’omologo iraniano Abbas Araghchi, che ha raggiunto la sede delle Nazioni Unite per partecipare all’Assemblea generale Onu. Tajani incontrerà anche il collega dall’India e con il presidente della Repubblica Dominicana.
Gli Huthi devono «cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, le minacce e gli attacchi» contro il trasporto marittimo nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb. Lo dichiarano i ministri degli Esteri del G7 a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
La Francia sta lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per sbloccare lo Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni dell'Afp, «Parigi intende collaborare con gli americani e i propri partner a una risoluzione del Consiglio di sicurezza che garantisca la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz». Il presidente francese Macron ha avuto un incontro con Trump a margine dell'Assemblea generale dell'Onu e ha riferito di aver affrontato con il tycoon la situazione nel Mar Rosso e in Ucraina. Per il leader francese il colloquio è stato «molto costruttivo».
«Per quanto riguarda il Medio Oriente, abbiamo sollevato il tema del deterioramento della situazione nel Mar Rosso, che sta già avendo ripercussioni sugli interessi europei. L'operazione europea Aspides sta fornendo un contributo fondamentale alla sicurezza nella regione e, più in generale, alla sicurezza della navigazione commerciale globale. Tuttavia, ha bisogno di ulteriori assetti navali e aerei per far fronte all'aumento delle minacce nella regione, ma al momento non ne disponiamo di un numero sufficiente». Lo ha detto l'Alto rappresentante degli Affari Esteri dell'Ue Kaja Kallas a margine dell'Assemblea Generale Onu, dopo l'incontro con i ministri degli Esteri dell'Ue. (riproduzione riservata)