Il debutto ieri di Nabla a Piazza Affari (+3,65% a 3,1 euro per azione), secondo caso di ipo in distribuzione diretta (rivolta anche al retail), ha beneficiato di un doppio bonus fiscale: quello della Regione Lombardia e quello nazionale. Come ha spiegato Cristiano De Simone, ceo e co-fondatore (assieme a Serena Senise) a MF-Milano Finanza, «quotarci è stata una scelta naturale, cresciamo ogni anno e ora vogliamo fare un salto di scala con una governance più strutturata. La borsa ci permetterà di essere più visibili e accelerare la crescita». L'ipo consentirà a Nabla anche di ampliare i settori di attività, dallo storico makeup a quelli attigui (come skincare e haircare). Quanto a possibili acquisizioni, De Simone non le esclude, «soprattutto di marchi, il segmento che conosciamo meglio».
Jörg Mingers, ex manager di Douglas, è anchor investor con circa il 3% delle quote (un altro anchor è Dmo) e siederà nel cda. «Non ci sono molte realtà come questa», racconta. «Quando un amico di Intesa Sanpaolo mi ha presentato la società ho capito la potenzialità di un marchio made in Italy nato 13 anni fa, e quindi non una meteora, caratterizzato da passione e innovazione». La società, seguita da Giotto Cellino sim come Ega, ha raccolto 5,5 milioni ed è partita a 3 euro con il 24,2% di flottante e una capitalizzazione di 19,8 milioni. L’anno scorso l’utile netto realizzato da Nabla è stato di 1,47 milioni e la posizione finanziaria netta a fine 2025 era positiva per 1,4 milioni. (riproduzione riservata)