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I rischi di usare i beni russi congelati per aiutare l’Ucraina
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I rischi di usare i beni russi congelati per aiutare l’Ucraina

di Angelo De Mattia
26 settembre 2025, 20:50

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz sostiene l'emissione di un eurobond per finanziare l'Ucraina con le riserve russe congelate, ma la misura solleva questioni di diritto internazionale e rischi che richiedono un'attenta valutazione 

Comunque lo si riguardi, il progetto dell'utilizzo delle riserve finanziarie russe congelate e depositate presso Euroclear finisce con il toccare i diritti di proprietà o quantomeno il possesso. Il sostegno finanziario all’Ucraina per l’ulteriore sforzo bellico veramente può essere affrontato impiegando gli asset congelati? Si tratta di risorse utilizzabili per 150-170 miliardi di euro a fronte di depositi per oltre 220 miliardi.

Merz apre all’eurobond per finanziare l’Ucraina

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, modificando il precedente orientamento, ora è favorevole a questa operazione che prevederebbe l’emissione di un eurobond per la predetta somma utilizzabile a fronte dell'assegnazione delle relative risorse all'Ucraina.

Il bond avrebbe la garanzia europea o dei singoli Paesi partecipanti all’iniziativa. Questa è l'ultima delle varianti elaborate da quando si è pensato di utilizzare le riserve in questione, senza però ricorrere alla confisca che comporterebbe gravi problemi, e inizialmente è stata varata la possibilità di impiegare solo i relativi rendimenti.

I dubbi di diritto internazionale

Come si vede, anche quest’ultima elaborazione presuppone l’esercizio di diritti del proprietario, sia per l'eurobond sia per il trasferimento delle risorse come per la prestazione di garanzie. Chi può disporre di questi beni anche se solo per sostituirli con altri di pari ammontare? È ammissibile sotto il profilo giuridico e dell’opportunità che ciò avvenga?

Si parlerà della questione nel G7 finanziario del 1° ottobre per le connessioni internazionali, poi nel Consiglio Europeo alla fine di quest'ultimo mese. I dubbi che insorgono non sono di certo alimentati da un approccio da leguleio né mirano a desistere da qualsiasi scelta. Sono invece il portato di una riflessione, che certamente non è di pochi, sui boomerang che un'operazione del genere potrebbe subire, a cominciare da processi in sede giudiziaria che potrebbero essere promossi dalla Russia.

Ma chi sostiene giustamente che quest’ultima ha violato con l’invasione il diritto internazionale può poi esporsi al rischio di essere contestati per violazioni dello stesso diritto? Non si darebbe, sia pure involontariamente, un contributo all'inosservanza proprio del diritto internazionale?

Le sfide per i risarcimenti all’Ucraina

Vi è poi il rischio di un effetto-alone, cioè che si intenda una misura di congelamento-appropriazione, sia pure temporanea, come una strada che inizia ora ma che in futuro potrà essere percorsa anche in altre circostanze e per altri depositi e investimenti in euro nel Vecchio Continente: di qui la particolare cautela della Bce su questo progetto.

Si prevede altresì che le risorse che acquisirà l’Ucraina andranno a formare l’ammontare che le sarebbe dovuto per riparazione dei danni di guerra. Ma così si appare certamente ottimisti pensando verosimilmente a tempi brevi e a un risultato in materia di risarcimenti per nulla facile da conseguire, come testimoniano storicamente le riparazioni postbelliche. E tutto ciò accade mentre un necessario impegno diplomatico per la cessazione del conflitto continua a mancare l’Amministrazione Trump decide di assegnare armi all’Ucraina non direttamente ma ai singoli Paesi europei - che dovranno provvedere al pagamento - i quali le trasferiranno all'Ucraina.

Di qui il progetto europeo del riarmo variamente giudicabile per le finalità e per gli oneri. La sollecitazione all’invio di mezzi e di risorse finanziarie all’Ucraina trova in questi ultimi giorni anche la motivazione nell’affermazione di Trump secondo cui il Paese invaso ora potrebbe vincere la guerra anche perché la Russia apparirebbe come una «tigre di carta».

Sostegno a Kiev, ma con cautela

Di fronte a questi mutamenti, data la volubilità di chi li promuove, ci sarebbe da seguire, mutatis mutandis, il vecchio comando militare «non eseguire l’ordine se non c'è il contrordine». Tuttavia, provenendo dal più forte (almeno per ora) Paese del mondo, occorre riflettere. Forse lasciando passare almeno due o tre giorni per verificare la stabilità dell’affermazione.

Così come è necessario valutare bene i pro e i contro dell’impiego delle predette riserve. C'è un Paese invaso che merita l’appoggio deciso dell’Unione e della comunità internazionale; grave è che la linea diplomatica volta almeno alla sospensione del conflitto sia stata finora percorsa con incertezza e solo per un breve tratto.

Tra guerre e frammentazione mondiale

In questo quadro, mentre si rafforza la frammentazione geopolitica a livello globale, si accentuano gli orrori delle due guerre in corso, gli Usa abbandonano il multilateralismo e il sostegno alle istituzioni globali, la decisione sulle riserve congelate deve essere ancora bene approfondita, a cominciare dall’architettura giuridica che dovrebbe approssimarsi all’inattaccabilità.

Poi occorrerà, se si deciderà di procedere analizzando i costi e i benefici, una forte ed efficace comunicazione volta a chiarire l’eccezionalità assoluta di tale decisione. Naturalmente di ciò si farebbe a meno se si imboccasse, con fondate speranze, la strada del negoziato volto almeno alla sospensione dl conflitto. Ma sembra un caso classico di spes contra spem. (riproduzione riservata)



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