skin track
I fondi pensione devono investire più italiano
Politica Leggi dopo

I fondi pensione devono investire più italiano

di Alberto G. Franceschini Weiss *
14 marzo 2025, 19:30

L’Italia, come ha scritto sul numero di Milano Finanza dell’8 marzo 2025 Alberto Brambilla (Itinerari Previdenziali), è un Paese strano. Un esempio? Nel dibattito sull'opportunità proposta dal Comi (Comitato degli Operatori di Mercato, organismo consultivo di Consob) affinché i fondi pensione e le casse previdenziali investano una quota minima del loro patrimonio in strumenti finanziari italiani, alcuni rappresentanti del settore hanno scelto di trincerarsi dietro una difesa corporativa miope anziché riconoscere la necessità di una strategia condivisa. E si sono rifugiati in argomentazioni pretestuose, ignorando le best practice internazionali e il semplice buon senso.

Il ruolo primario dei fondi pensione

Brambilla nel suo intervento ricorda che «il compito primario di casse previdenziali e fondi pensione è pagare le pensioni, non finanziare l'economia italiana»: un’ovvietà che nessuno contesta ma che diventa un alibi quando viene usata per giustificare il disimpegno totale da una logica di sistema-Paese. Negli Stati Uniti, che vantano il più avanzato sistema pensionistico privato dell’Ocse, i fondi pensione investono massicciamente in infrastrutture e aziende americane. La stessa logica di sistema-Paese si applica in Francia, Svezia e Olanda, dove i fondi previdenziali finanziano il tessuto produttivo nazionale investendo in azioni quotate, fondi di private equity e venture capital.

La diversificazione del rischio è naturalmente un pilastro della gestione previdenziale ma non può essere distorta per giustificare un’allocazione che di fatto ignora l’Italia. Il dato per cui i fondi pensione italiani investono solo l’1,5% del loro portafoglio azionario nel mercato nazionale è scandaloso. Sarà anche vero che Piazza Affari vale solo il 2% della capitalizzazione mondiale, ma non esiste alcuna regola che imponga un investimento strettamente proporzionale: anche le aziende italiane quotate danno rendimenti che ben si confrontano con quelli di imprese simili quotate nei Paesi dove i fondi italiani investono. Altrimenti perché il fondo sovrano norvegese investirebbe centinaia di milioni in Piazza Affari sia sullo Star che sull’Egm? La verità è che l’attuale strategia di alcuni fondi pensione finisce paradossalmente per sostenere economicamente aziende quotate estere che competono con quelle italiane che danno il lavoro ai contributori dei fondi pensione. Un atteggiamento autolesionista che andrebbe stigmatizzato anziché difeso.

La fiscalità da riformare è una scusa debole

La fiscalità da riformare, invocata da Brambilla, è una scusa debole e strumentale. La fiscalità penalizzante ha certamente un fondamento, ma viene usata come un espediente per evitare un vero confronto. È vero che la tassazione sui rendimenti è passata dall’11 al 20%, ma se da un lato sono misure vecchie di oltre dieci anni, dall’altro molti Paesi adottano sistemi simili, compensandoli con deduzioni fiscali sulla contribuzione. Se la fiscalità fosse davvero il problema centrale, la richiesta principale dovrebbe essere una riforma fiscale mirata, non il rifiuto di qualsiasi vincolo sugli investimenti nazionali. Invece si preferisce dipingere la proposta del Comi come una misura punitiva, quando in realtà si tratta solo di fissare una soglia minima di attenzione (5-10% del patrimonio totale).

Il falso mito del Tfr e del risparmio gestito

Che l’Inps con il trasferimento del Tfr abbia sottratto 97 miliardi di euro all’economia reale è un’affermazione superficiale. Queste risorse hanno contribuito a contenere il deficit previdenziale, garantendo la sostenibilità dell’intero sistema, senza il quale non ci sarebbero stati i fondi pensione privati. Se davvero la preoccupazione è il finanziamento delle imprese italiane, la soluzione non è lasciare il Tfr nelle casse aziendali, bensì creare strumenti efficaci per canalizzarlo in investimenti produttivi. Ma di questo i detrattori della riforma non parlano.

L’accusa secondo cui il risparmio gestito (banche, sim, sgr) sarebbe esente da vincoli mentre i fondi pensione sarebbero bersaglio di pressioni politiche è una distorsione dei fatti. I fondi pensione hanno un mandato chiaro: garantire rendimenti di lungo termine, e per questo motivo devono avere una strategia di investimento coerente. La realtà è che a livello internazionale i fondi pensione si fanno assistere da gestori locali per rafforzare il loro sistema economico. In Italia invece si preferisce delegare la maggior parte delle gestioni a operatori esteri ignorando qualsiasi strategia nazionale.

Opposizione sostanzialmente ideologica

Concludendo, siamo di fronte a un’opposizione sostanzialmente ideologica. Non si tratta di imporre vincoli soffocanti ma di chiedere che una frazione minima del patrimonio venga destinata al tessuto produttivo nazionale. Se altri Paesi lo fanno con successo, perché l’Italia dovrebbe essere l’eccezione? Piuttosto che una sterile resistenza sarebbe più utile lavorare in team e a più livelli: incentivi fiscali, migliore coordinamento con Cdp, creazione di strumenti di garanzia per mitigare i rischi eccetera. Rifiutare qualsiasi coinvolgimento è una strategia illogica e incomprensibile, che danneggia sia i futuri pensionati sia il sistema produttivo del Paese. (riproduzione riservata)


* Ambromobiliare



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO ILLIMITATO + MF GPT LIGHT
Accesso al sito, alle newsletter e il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + MF GPT PRO
Accesso al sito, alle newsletter e il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT

188,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano light (30 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO ILLIMITATO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO
Il quotidiano digitale, l'accesso al sito, alla borsa e alle newsletter, il piano pro (600 crediti/mese) di MF GPT e l'accesso al The Wall Street Journal

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)