Nel consiglio direttivo del 9 giugno la Bce ha deciso di fornire «indicazioni più esplicite» sul rialzo dei tassi a settembre rispetto alla proposta del capo economista Philip Lane, secondo quanto emerso dai verbali della riunione pubblicati ieri. Il board ha deciso nell'occasione un aumento dei tassi di 25 punti base a luglio e di un «incremento maggiore» a settembre, se non ci saranno cambiamenti nell'outlook sull'inflazione. Secondo Lane, la Bce avrebbe dovuto segnalare un semplice rialzo a settembre, con la possibilità di un aumento maggiore rispetto a luglio in caso di rischi al rialzo sull'inflazione.
I verbali del consiglio del 9 giugno hanno così certificato l'accelerazione sui tassi della Bce rispetto al blog post della presidente Christine Lagarde pubblicato pochi giorni prima (il 23 maggio). Lagarde aveva indicato implicitamente rialzi di 25 punti base a luglio e settembre. Questa linea è stata seguita da Lane nel consiglio di giugno. Ma nella riunione la presidente non è riuscita a mantenere la rotta a fronte delle pressioni dei falchi, che hanno spinto anche per un incremento di 50 punti base già a luglio. «Alcuni membri hanno espresso una preferenza iniziale per mantenere aperta la porta per un aumento più consistente a luglio», è scritto nei verbali. Altri banchieri centrali però hanno sottolineato che un rialzo di 25 punti base, il primo dopo 11 anni, sarebbe stato «un passo proporzionato». Alla fine è stato raggiunto un compromesso sulla guidance più esplicita su settembre. I membri hanno approvato la proposta di Lane «a condizione di indicazioni più esplicite per settembre», come «appropriato per compiere ulteriori passi nella normalizzazione monetaria». I falchi hanno anche insistito per precisare che il gradualismo non esclude rialzi superiori a 25 punti base.
Anche dopo il 9 giugno alcuni governatori, in particolare quelli baltici, hanno proposto un aumento di 50 punti base a luglio. Ma questa ipotesi è improbabile dopo l'impegno più volte ribadito dalla Bce riguardo ai 25 punti. Per settembre tutto dipenderà dai dati in arrivo. Negli ultimi giorni sono aumentati i segnali di recessione, come evidenziato dalla caduta dell'euro. Gli analisti non sono più certi di un rialzo di 50 punti base. Non è esclusa neppure l'ipotesi di un aumento compreso tra 25 e 50 punti. I verbali del 9 giugno hanno confermato anche la scarsa attenzione che aveva la Bce sullo scudo anti-spread. «È stato chiesto di accelerare e completare rapidamente i lavori su un possibile nuovo strumento anti-frammentazione», è scritto, ma nessuna decisione è stata allora varata, nonostante i richiami sul tema nel blog post di Lagarde. A fronte del forte aumento degli spread nei giorni successivi, la Bce si è poi dovuta muovere il 15 giugno. Lo scudo, chiamato al momento Transmission Protection Mechanism, sarà discusso il 21 luglio anche se la Bundesbank resta contraria. Ieri il governatore francese Villeroy de Galhau ha detto che probabilmente sarà sufficiente la sola esistenza del meccanismo, senza necessità di attivarlo. (riproduzione riservata)