Amazon ha registrato la sua prima perdita trimestrale dal 2015, un risultato che riflette gli attuali trend macroeconomici che vedono un crollo degli acquisti online, un aumento dei costi dovuti all'inflazione e ai problemi della catena di approvvigionamento e il nervosismo del mercato nei confronti delle startup di veicoli elettrici. Secondo Reuters ci sarebbe da considerare anche l'aumento dei salari offerti dall'azienda, finalizzati ad attrarre maggiormente i lavoratori. In un centro logistico a New York è stata approvata con una votazione la creazione del primo sindacato statunitense di Amazon, un risultato contestato dal rivenditore online.
Il fatturato del colosso tecnologico ha osservato una crescita di circa il 7% a 116,4 miliardi di dollari nel trimestre concluso a marzo (al di sotto delle stime di consenso a 116,43 miliardi e della guidance, compresa tra i 112 e i 117 miliardi), segnando il ritmo più lento degli ultimi vent'anni, mentre i consumatori sono tornati alle abitudini pre-pandemia e a spendere più denaro nei negozi fisici. La perdita è stata pari a 3,84 miliardi di dollari a fronte dell'utile record di 8,11 miliardi di dollari riportato un anno fa, quando l'impennata degli ordini online innescata dalla pandemia aveva sollevato le prospettive dell'azienda.
La performance della vasta collezione di business di Amazon riflette le diverse correnti che agitano oggigiorno il settore tecnologico. La quantità di prodotti venduti da Amazon durante il trimestre è stata sostanzialmente stabile rispetto a un anno fa e la società ha registrato un calo del 3% anno su anno nel segmento dei negozi online, che include le vendite sul suo sito di punta e contenuti multimediali digitali. Si tratta del calo più consistente da quando la metrica è stata divulgata per la prima volta nel 2016. A infliggere il colpo di grazia ai risultati è stata la svalutazione della quota detenuta da Amazon nel produttore di veicoli elettrici, Rivian Automotive, che solo quest'anno ha visto crollare il proprio titolo del 65%. Il gigante tech detiene una quota di circa il 18% nella startup e ha dovuto contabilizzare una perdita di 7,6 miliardi di dollari rispetto a tale investimento.
La crescita dei ricavi è rallentata anche nel business degli abbonamenti, che include le offerte di intrattenimento Prime, e nella divisione degli annunci digitali, dove la sua rapida espansione negli ultimi anni ha sfidato i giganti del settore Google e Facebook di Meta Platforms. I ricavi dei servizi pubblicitari sono cresciuti del 25% nell'ultimo trimestre, escludendo l'impatto valutario: si tratta ancora ancora di un ritmo sostenuto ma ben al di sotto del 33% del quarto trimestre e del 76% dei primi tre mesi dello scorso anno. Un punto positivo ha continuato a essere il business cloud dell'azienda, Amazon Web Services, dove le vendite sono aumentate di circa il 37% nel primo trimestre a 18,4 miliardi di dollari. Aws è stato a lungo il principale servizio di cloud computing per le aziende di tutto il mondo, ma negli ultimi anni l'unità ha dovuto affrontare crescenti pressioni da parte di Microsoft e Google.
Anche guardando al futuro, le previsioni di Amazon non sono molti incoraggianti, con la società che si aspetta una maggior situazione di incertezza, ricavi compresi tra 116 e 121 miliardi (+3-7% rispetto allo stesso periodo nel 2021) e un risultato operativo compreso tra -1 miliardo e 3 miliardi di dollari. Nel secondo trimestre del 2021, l'utile operativo era stato di 7,7 miliardi di dollari. La debole performance finanziaria ha spinto il titolo del colosso dell'e-commerce in netto ribasso a Wall Street nelle contrattazioni after hours, con le azioni scese dell'8,43% a 2.648.14 dollari (dopo aver chiuso la seduta di ieri in rialzo del 4,65% a 2.891,93 dollari), raggiungendo il punto più basso da giugno 2020. "La pandemia e la successiva guerra in Ucraina hanno portato crescita e sfide insolite", ha affermato l'amministratore delegato, Andy Jassy, aggiungendo che Amazon migliorerà lavorando nel mezzo delle pressioni dell'inflazione e della sua catena di approvvigionamento.
Nel frattempo, continuano i contrasti tra il colosso tecnologico e le autorità di regolamentazione locali. Amazon ha rifiutato di descrivere il suo sistema di ricerca dei prodotti a un regolatore della concorrenza australiano, portavoce delle lamentele sulle grandi piattaforme del web che favoriscono i propri prodotti e servizi a svantaggio della concorrenza. Il rifiuto di condividere informazioni da parte della società pone le basi per una possibile ripetizione della resa dei conti australiana del 2021 con Facebook e Google, che ha portato le aziende a pagare royalties sui contenuti ai media. Il regolatore, l'Australian Competition and Consumer Commission (Accc), ha menzionato la posizione di Amazon in un rapporto pubblicato giovedì che faceva parte della stessa revisione quinquennale della regolamentazione delle big-tech che ha coinvolto Facebook e Google. L'Accc ha affermato di aver intervistato 80 commercianti online e che quasi la metà crede che le grandi piattaforme di mercato distorcano le ricerche e la presentazione dei siti web per favorire i prodotti sviluppati in-house.
Il direttore delle politiche pubbliche di Amazon Australia, Michael Cooley, ha dichiarato che le offerte dell'azienda sono "quelle che pensiamo che i clienti preferiranno, indipendentemente dal fatto che provenga da Amazon o da uno dei nostri partner retailer", a cui Amazon fornirebbe "direttamente i dati per aiutarli a gestire le loro attività". L'Accc ha osservato che, a differenza di altri grandi mercati retail online, come quelli degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, l'Australia non è dominata da Amazon. La società non ha iniziato a operare nel paese fino al 2017 e le sue vendite nel primo semestre 2021 sono state solo un quarto dei 5,3 miliardi di dollari australiani (3,8 miliardi di dollari) generati da eBay. Tuttavia, consentire alle grandi piattaforme di riservare ai propri prodotti un trattamento preferenziale potrebbe influenzare le decisioni di acquisto e danneggiare la concorrenza, ha affermato il regolatore. Le piattaforme dovrebbero essere obbligate a divulgare tutte le attività che hanno favorito i propri prodotti, si legge nel rapporto. (riproduzione riservata)