I dati macro sostengono le Borse asiatiche, che chiudono tutte sopra la parità. Hong Kong centra un +1,73%, Tokyo sale dello 0,56%, mentre Shanghai è più debole a +0,23%. A sostenere la seduta sono i dati macro commerciali. A giugno, infatti, gli export della Cina sono saliti del 32,2% rispetto all'analogo periodo 2020, stracciando le aspettative del consenso che prevedeva una crescita del 23,1%: è stato il ventesimo mese di crescita. Anche gli import sono saliti del 36,7%, a fronte del 25,6% preannunciato dagli analisti.
"Gli export hanno sorpreso in positivo, nonostante la chiusura temporanea del porto Shenzhen e i rallentamenti nelle filiere", ha commentato Louis Kuijs, capo del dipartimento di Economia asiatica di Oxford Economics. "I numeri suggeriscono che i trasporti hanno tenuto in giugno, dopo essere scesi leggermente dai picchi di fine 2020".
Li Kuiwen, un funzionario della amministrazione cinese, ha dichiarato che i rischi causati dall'inflazione importata sono gestibili, ma ha ammonito che sui commerci del Paese permangono ancora alcune incertezze a causa della pandemia. Secondo l'ufficiale, la crescita potrebbe rallentare nel secondo semestre, ma "in generale i commerci sono sulla buona strada per continuare a crescere rapidamente".
Intanto i future di Wall Street mancano di direzionalità (S&P a -0,09%, Dow Jones a -0,07% e Nasdaq a +0,03%) in apertura della stagione di semestrali delle banche. Ieri gli indici hanno sfiorato nuovi massimi. Nel valutario, l’euro/dollaro viaggia lateralmente intorno all’1,860 (+0,03%), mentre il dollaro si rafforza contro lo yen dello 0,08% e porta il cambio a 110,43. Il fronte delle commodities è positivo, ma privo di spinta: l’oro resta intorno ai 1.810 dollari l’oncia (+0,24%), il Wti scambia a 74,29 dollari il barile (+0,26%) e il Brent tratta a 75,32 (+0,21%). (riproduzione riservata)