Heineken si rafforza in America Centrale. Il produttore olandese di birra ha annunciato che acquisterà le attività retail e di produzione di bevande di Florida Ice and Farm Company, nota anche come Fifco, in Costa Rica per 3,2 miliardi di dollari in contanti (Ev totale di 3,875 miliardi di dollari), pari a un multiplo di 11,6 volte l’ebitda 2024.
Nel 2022 aveva già acquisito una partecipazione del 25% nell'attività delle bevande di Fifco, Distribuidora La Florida (nel 2024 ricavi per 1,13 miliardi di dollari e un utile operativo di 278 milioni escludendo Fifco Usa), società che si occupa di bevande, alimenti e vendita al dettaglio e che comprende più di 300 punti vendita in Costa Rica, oltre ad attività in El Salvador, Guatemala e Honduras. In base al nuovo accordo, acquisterà il 75% rimanente di Distribuidora La Florida, insieme a quote in altre attività, diventando così il proprietario di Heineken Panama e di Fifco Mexico, oltre a detenere una partecipazione del 49,85% in Compañía Cervecera de Nicaragua.
Inoltre, grazie a questa mossa, la proprietà della birra centenaria Imperial, l’attività di soft drink con marchi propri e una licenza di imbottigliamento PepsiCo passeranno sotto il controllo di Heineken. L’acquisizione è arrivata dopo che il secondo produttore di birra al mondo aveva avvertito che i volumi sarebbero stati più bassi del previsto per il resto dell'anno tanto che aveva deciso di non alzare l’outlook sugli utili, citando la volatilità, anche a causa dei dazi commerciali statunitensi.
«Oggi segna una tappa trasformativa per Heineken mentre uniamo le forze con Fifco per sbloccare nuove opportunità di crescita», ha commentato il presidente e ad, Dolf van den Brink. «Integrando i marchi iconici di Fifco, la profonda conoscenza del mercato e le credenziali esemplari in materia di sostenibilità, acceleriamo la nostra strategia evergreen ed entriamo in nuovi segmenti di profitto in tutta l'America Centrale».
Quest’operazione, che dovrebbe essere completata nella prima metà del 2026, avrà un impatto positivo immediato sul margine operativo, generando risparmi sui costi a regime per 50 milioni di dollari, e sull'utile per azione, ha annunciato la società, prevedendo, però, anche un aumento del debito di 3,77 miliardi di dollari dopo l’acquisizione.
«Stimiamo che l’operazione aumenterà l’utile per azione di circa il 2%. Inoltre, ci aspettiamo un Roic, un rendimento del capitale investito, nel primo anno del 6,5% e un leggero aumento della leva finanziaria del gruppo», ha valutato Simon Hales, analista di Citi, osservando che Fifco offre una gamma diversificata di attività che probabilmente rafforzeranno la presenza e l’offerta del portafoglio di Heineken nelle Americhe, fornendo sinergie a livello di ricavi e di costi.
Pertanto, la logica strategica dell’operazione «è solida. Tuttavia, nonostante i tassi di crescita interessanti negli ultimi anni del 20% in mercati come Panama, l’incertezza politica e macroeconomica elevata nell’America Latina, unita alle possibili limitazioni nella capacità del gruppo di aumentare l’attuale programma di riacquisto di azioni proprie da 1,5 miliardi di euro, non influenzato da questa operazione, fa sì che il titolo possa restare sostanzialmente stabile», avverte l’analista di Citi.
In realtà alla borsa di Amsterdam il titolo Heineken è salito in chiusura dello 0,68% a 65,52 euro. Hales ha, comunque, confermato il rating buy e il prezzo obiettivo a 88 euro, prevedendo un miglioramento del Roic nei prossimi 20 anni, guidato dall’incremento dei margini grazie al portafoglio premium del gruppo e alla maggior leva operativa.
Rispetto alla maggior parte dei settori, la birra è relativamente prevedibile, ma i profitti dei birrifici tendono a essere più volatili rispetto a quelli di tabacco o aziende alimentari con marchio. Per Heineken, in particolare, Hales ha evidenziato i seguenti rischi per il raggiungimento del prezzo obiettivo:
Nigeria e Africa Centrale: la Nigeria è uno dei mercati chiave di Heineken, ma è molto volatile e gli utili qui potrebbero superare o essere inferiore alle attese. Inoltre, il 3-4% degli utili proviene dall’Africa Centrale, anch’essa soggetta a grandi oscillazioni.
Brasile: è il secondo mercato a livello di vendite di Heineken e i risparmi sui costi derivanti dall’attività Brasil Kirin potrebbero essere superiori o inferiori alle aspettative.
Cambio: circa il 70% dei profitti di Heineken è in valute diverse dall’euro. Un euro più forte o più debole influenzerà profitti e flussi di cassa.
Costi di input: volatilità dei prezzi degli input (ad esempio orzo maltato, vetro, alluminio) e del prezzo del petrolio.
Rischio accise: possibilità di modifiche delle tasse sulla birra nei principali mercati di Heineken.
Regolamentazione: possibilità di leggi più severe contro l’alcol che potrebbero influire sul consumo di birra. (riproduzione riservata)