«L’operazione Unicredit-Commerzbank è un test assolutamente significativo per l’Europa». Non usa mezzi termini Guido Rosa, presidente dell’associazione italiana banche estere (Aibe), nel commentare la scalata messa in atto dall’istituto di credito italiano. Adesso, Unicredit si consolida in Commerzbank con ops al 37,68% in azioni e con i derivati può spingersi oltre il 50% della banca di Francoforte.
«Se dovesse andare a buon fine, sarebbe il primo esempio di un’operazione transnazionale tra grandi banche europee», spiega Rosa. «Spero che possa essere un motivo trainante per altre operazioni similari». Il presidente di Aibe è consapevole che la creazione di grandi gruppi bancari europei sia necessaria per competere con i grandi istituti di credito americani e asiatici.
Un altro campo dove l’Europa dovrebbe diventare più competitiva è quello degli investimenti. Circa 10 mila miliardo di euro dei risparmi delle famiglie europee sono ancora detenuti in depositi bancari. «In Europa prevale ancora una cultura prudente, spesso orientata alla liquidità o al debito pubblico. La vera sfida è mobilitare queste risorse verso imprese, innovazione e crescita reale», dice Rosa.
Ulteriore punto di debolezza è la mancanza di un mercato unico dei capitali: «Ci sono ancora delle isole nazionalistiche in termini burocratici, fiscali e di comportamento delle banche tali che non facilitano un flusso fluido dei capitali». E aggiunge: «Se non si riesce ad avere un’unione dei mercati dei capitali d'Europa, cosa che è estremamente difficile, perché servirebbe un minimo di uniformità dei sistemi fiscali, non saremo mai competitivi né con gli Stati Uniti né con l’Asia». E infatti, a fine 2024, la capitalizzazione della borsa americana valeva oltre il 216% del PIL, mentre in Europa i mercati restano molto più frammentati e meno profondi. L’Italia, in particolare, era intorno al 34%.
In questo contesto, entrano in gioco le banche estere in Italia. Secondo Rosa, possono portare un contributo importante perché sono tra i pochi istituti di credito che fanno investment banking: «Non solo credito, ma accesso a capitali, mercati internazionali, competenze e network globali. Per molte pmi questo può fare la differenza nel passaggio da impresa locale a player competitivi sui mercati esteri. Naturalmente questo è possibile se le pmi si adeguano agli standard di governance, trasparenza, reporting e gestione finanziaria». (riproduzione riservata)