«Molti Paesi, soprattutto quelli colpiti dal tentativo iraniano di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra, in collaborazione con gli Stati Uniti d'America, per mantenere lo Stretto aperto e sicuro». Lo ha scritto Donald Trump in un post su Truth. «Abbiamo già distrutto il 100% delle capacità militari iraniane, ma per loro è facile inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio da qualche parte lungo o all'interno di questo corso d'acqua, non importa quanto siano stati sconfitti». «Speriamo che Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri, colpiti da questa restrizione artificiale, inviino navi nella zona in modo che lo Stretto di Hormuz non rappresenti più una minaccia da parte di una nazione che è stata completamente decapitata. Nel frattempo, gli Stati Uniti bombarderanno senza sosta la costa e continueranno ad affondare imbarcazioni e navi iraniane. In un modo o nell'altro, presto renderemo lo Stretto di Hormuz APERTO, SICURO e LIBERO!», ha aggiunto il presidente americano.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato il bombardamento del loro consolato a Erbil, nella regione autonoma del Kurdistan, nel nord dell'Iraq. La rappresentanza diplomatica sarebbe stata colpita da un drone, secondo quanto riportato in un comunicato del ministero degli Esteri. Gli Emirati Arabi Uniti hanno «condannato fermamente» l'attacco, il secondo di questa settimana, che ha ferito «due membri del personale di sicurezza» e causato «danni» all'edificio, si legge nel comunicato. Le forze della coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti hanno distrutto «tre droni esplosivi» a Erbil, riporta una nota dei servizi di sicurezza curdi. Uno di questi si è schiantato vicino al consolato degli Emirati Arabi Uniti, e le autorità locali del Kurdistan iracheno hanno denunciato l'attacco come «ingiustificato».
«Oggi servono interventi di emergenza. Abbiamo una serie di rischi importanti: il primo è l’inflazione che colpisce famiglie e aziende, di fronte alla quale le banche centrali possono essere le prime a muoversi alzando i tassi, mentre gli Stati possono fare manovre di carattere fiscale». Lo ha detto Antonio Patuelli, Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, intervenendo al convegno promosso da Confartigianato Imprese alla Camera di Commercio di Ferrara Ravenna.
Funzionari iraniani hanno riferito alle agenzie di stampa di Teheran che le esportazioni di petrolio dall'isola di Kharg continuano normalmente, nonostante gli attacchi americani della notte scorsa. Lo riporta il Guardian. Le fonti hanno dichiarato all'agenzia semi-ufficiale Tasnim che il terminal petrolifero è «pienamente operativo» e le attività «proseguono senza interruzioni», aggiungendo che non si registrano vittime. L'agenzia Mehr ha affermato che «la situazione sull'isola è tornata rapidamente alla normalità e le condizioni sono sotto controllo». L'isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni petrolifere dell'Iran.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha esortato Israele a tenere colloqui diretti con il Libano, offrendosi di ospitarli a Parigi. «Il governo libanese ha manifestato la propria disponibilità ad avviare colloqui diretti con Israele» nei quali «tutte le componenti del Paese devono essere rappresentate», ha affermato Macron, convinto che Tel Aviv «debba cogliere questa opportunità». L'obiettivo è «raggiungere un cessate il fuoco, trovare una soluzione duratura e consentire alle autorità libanesi di adempiere ai loro impegni nei confronti della sovranità del Libano». «La Francia è pronta a facilitare questi colloqui ospitandoli a Parigi», ha aggiunto il capo dell'Eliseo.
Toni duri di Teheran a Washington sulla sorte dello Stretto di Hormuz, dopo che il raid degli Stati Uniti sull'isola di Kharg. «Lo Stretto di Hormuz non si aprirà e nessuna nave americana ha il diritto di entrare nel Golfo. La sicurezza sarà garantita solo con il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo», ha dichiarato Mohsen Rezaei, membro del Consiglio iraniano per la Sicurezza degli interessi del regime. «La guerra finirà quando riceveremo tutti i nostri risarcimenti dagli Stati Uniti e quando avremo una piena garanzia per il nostro futuro, che non potrà essere realizzata senza il ritiro degli Stati Uniti dal Golfo», ha sottolineato Rezaei.
Il presidente Usa Donald Trump era stato avvertito dai vertici militari americani che l'Iran avrebbe potuto chiudere lo Stretto di Hormuz come ritorsione a un attacco ma decise di lanciarlo lo stesso, nella convinzione che la Repubblica islamica si sarebbe arresa prima. È lo scenario riportato dal Wall Street Journal, secondo il quale il capo della Casa Bianca avrebbe detto ai suoi collaboratori che in ogni caso, se Teheran avesse tentato di bloccare la rotta marittima cruciale per petrolio e commerci, i militari Usa sarebbero stati in grado di gestire la situazione, ottenendo una vittoria rapida e decisiva.
Turchia, Oman ed Egitto sono impegnati in uno sforzo diplomatico per mettere fine alla guerra all'Iran. Lo ha riferito il quotidiano Harretz, citando una fonte regionale secondo la quale sono in corso tentativi di mediazione con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e, «in una certa misura», con Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. I Paesi mediatori sono anche in contatto con funzionari americani, ha aggiunto la fonte, precisando di non sapere se simili contatti ci siano anche con Israele. Gli Stati del Golfo sono uniti e convinti che la guerra non faccia i loro interessi.
«I media delle fake news odiano riportare quanto bene l'esercito degli Stati Uniti si sia comportato contro l'Iran, totalmente sconfitto e vuole un accordo, ma non un accordo che io accetterei!»: è quanto scrive il presidente americano, Donald Trump, sul social Truth. Le dichiarazioni arrivano dopo gli attacchi all'isola di Kharg, che, secondo Washington, avrebbe distrutto tutti gli obiettivi militari presenti ma non le infrastrutture petrolifere.
Gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg, distruggendo esclusivamente i suoi obiettivi militari. Poco prima di salire a bordo dell'Air Force One presso la Joint Base Andrews, in Maryland, diretto verso la Florida, il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Truth che gli Usa avevano sferrato pesanti attacchi aerei contro l'isola di Kharg, risparmiando le infrastrutture vitali attraverso cui transita il 90% circa di tutto il greggio iraniano. Una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz tra mine piazzate e i missili lanciati contro le petroliere, ma anche indirizzata alla Cina, unico Paese indicato come ancora destinatario del petrolio in uscita voluto dai Pasdaran, perché possa favorire un traffico marittimo regolare. Nel suo post, Trump ha definito l'attacco una delle «più potenti incursioni aeree nella storia del Medio Oriente», precisando che sull'isola, simile a una striscia di terra lunga circa 8 chilometri che ospita il più importante impianto petrolifero dell'Iran, sono stati colpiti esclusivamente obiettivi militari. «Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere dell'isola», ha scritto ancora Trump. «Tuttavia, qualora l'Iran - o chiunque altro - dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione».