Il presidente russo Vladimir Putin «mi ha davvero deluso» ha ribadito il presidente statunitense Donald Trump durante la conferenza organizzata insieme al premier britannico Keir Starmer, alla fine del vertice di Chequers alle porte di Londra, ultimo atto della seconda visita di Stato del tycoon nel Regno Unito.
Trump si è nuovamente accreditato il merito di aver fermato «sette conflitti insolubili», non senza ammettere d'aver finora fallito su quello che gli sembrava «il più facile» da affrontare date le sue «relazioni col presidente Putin ma mi ha molto deluso» accelerando i bombardamenti dopo il vertice di Anchorage. Per di più, la strategia militare del capo del Cremlino sembra insensata al tycoon perché «sta uccidendo un sacco di persone, ma ne perde ancora più lui. Muoiono più soldati russi che ucraini». Il conflitto rischia di «diventare una guerra mondiale, ma non credo che siamo a questo punto», ha assicurato il presidente degli Stati Uniti dal Regno Unito.
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Simile la posizione di Starmer che ha detto che «Putin ha mostrato il suo vero volto», e siccome ha provato di non voler la pace, «abbiamo discusso come aumentare la pressione» affinché ponga fine alla sua guerra in Ucraina. Su questo punto, Trump si è espresso sulla chiave per spingerlo ad accettare un accordo per fermare la guerra in Ucraina: è «far scendere il prezzo del petrolio. Se il prezzo del petrolio scende, Putin dovrà mollare, non avrà scelta. Dovrà rinunciare alla guerra», ha spiegato il tycoon. Una strategia che si potrebbe applicare imponendo le sanzioni secondarie contro chi compra energia da Mosca, ma prima di muoversi il capo della Casa Bianca vuole che gli europei smettano di farlo: «È incredibile che quelli per cui combattiamo acquistano il petrolio dalla Russia». In realtà si tratta dei suoi alleati, tra cui l'Ungheria di Orban, la Turchia di Erdogan o la Slovacchia di Fico.
In concomitanza del colloquio tra Trump e Starmer, gli Stati Uniti hanno annunciato di aver approvato la vendita di missili anticarro Javelin e dei relativi lanciatori alla Polonia, membro della Nato confinante con l'Ucraina, per 780 milioni di dollari (poco più di 660 milioni di euro). «Questa proposta di vendita sosterrà la politica estera e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, rafforzando la sicurezza di un alleato della Nato che funge da forza per la stabilità politica ed economica in Europa», ha affermato la Defense Security Cooperation Agency (DSCA) degli Stati Uniti in una nota.
Su Gaza c’è invece stata qualche differenza, con Trump che è stato ancora più netto. Rigettando il riconoscimento formale dello Stato di Palestina annunciato all'Onu per fine mese da Londra assieme a Parigi e ad altri come «uno dei nostri pochi motivi di divergenza» per puntare il dito ancora una volta soltanto sulla «brutalità» di Hamas, sul 7 ottobre e sulla necessità di «liberazione immediata degli ostaggi» israeliani: condizione preliminare per imporre a Netanyahu di fermarsi.
Nell’incontro è stato inoltre firmato un mega-accordo di partnership tecnologica (nuova frontiera dell'intelligenza artificiale in testa) corredato da investimenti incrociati per 250 miliardi. Numeri che, ha sottolineato Trump, suggellano «il legame indistruttibile» Usa-Uk: anche oltre la tradizionale «special relationship». Anche se sulla partita dei dazi il tycoon non va per ora oltre l'intesa bilaterale «privilegiata» (al 10%) concessa a Londra mesi fa. Però il presidente a stelle e strisce avrebbe annunciato l'intenzione, riporta il quotidiano The Telegraph, di invitare Carlo III negli Stati Uniti, per offrirgli un ruolo da protagonista nelle celebrazioni per l'indipendenza Usa. (riproduzione riservata)