Sono iniziati a Riad, in Arabia Saudita, i colloqui tra la delegazione russa e quella statunitense per raggiungere un accordo di cessate il fuoco in Ucraina. La riunione si tiene a porte chiuse all’hotel Ritz-Carlton di Riad e a guidare la delegazione di Mosca sono il presidente della commissione Affari esteri del Senato, Grigori Karasin, e Sergey Beseda, consigliere del direttore dell'Fsb. La delegazione statunitense è guidata da Andrew Peck, responsabile degli affari europei del Consiglio di sicurezza nazionale, e da Michael Anton, responsabile senior della pianificazione politica del Dipartimento di Stato. Una fonte russa fa sapere che «dureranno a lungo».
Le consultazioni «si svolgono in modo creativo e sono nel pieno del loro sviluppo, con un interessante dibattito su temi piuttosto attuali», ha dichiarato un membro della delegazione russa, il presidente della commissione Esteri del Senato, Grigorij Karasin. Rispondendo alla domanda se sarà possibile raggiungere un accordo, Karasin ha risposto: «Non tutti i negoziati devono necessariamente concludersi con documenti e accordi significativi. È importante mantenere sempre il contatto e comprendere il punto di vista dell’altro».
Sul tavolo, i particolare, i dettagli di una possibile ripresa dell'iniziativa relativa alla sicurezza della navigazione nel Mar Nero. Mosca è, infatti, interessata a ripristinare l’accordo che aveva permesso all’Ucraina di esportare grano dai suoi porti senza essere attaccata, la cosiddetta «Iniziativa del Mar Nero». Se l’accordo venisse ripristinato, la Russia - a sua volta – esporterebbe prodotti agricoli e fertilizzanti attraverso il Mar Nero, ottenendo un alleviamento delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali. La Russia si è ritirata dall’accordo sui cereali del Mar Nero - mediato dalla Turchia e sostenuto dall’Onu - nel luglio 2023, accusando l’Occidente di non aver rispettato, appunto, l’impegno ad allentare le sanzioni sulle sue esportazioni di prodotti agricoli e fertilizzanti. Di conseguenza, Mosca ha smesso di garantire un passaggio sicuro alle navi cargo dirette all’Ucraina e viceversa, e le esportazioni di grano ucraine sono quindi crollate.
Secondo quanto riferito da diversi media americani, l’amministrazione Trump mirerebbe a garantire un ampio accordo di tregua tra Russia e Ucraina entro Pasqua. In particolare, la Casa Bianca punterebbe a raggiungere il cessate il fuoco entro il 20 aprile, giorno di Pasqua che quest’anno cade sia per la Chiesa cattolica che per quella ortodossa.
Come accennato, però, l’ottimismo a stelle e strisce pare scontrarsi con i commenti provenienti da Mosca, dove il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, parlando alla televisione di Stato, ha affermato che a Riad «saremo solo all’inizio di un percorso» che forse porterà alla risoluzione della crisi ucraina, aggiungendo che i negoziati con Washington saranno «complessi» e che l’attenzione «principale» di Mosca sarà su una possibile ripresa di un accordo per garantire una navigazione sicura per le navi commerciali nel Mar Nero.
In ogni caso, è evidente che un cessate il fuoco completo in tempi brevi appare per lo meno improbabile, anche tenendo presente che pure nella sua ultima telefonata con Trump, Putin ha ribadito che qualsiasi colloquio deve affrontare quelle che definisce come «le cause profonde» dell’invasione su vasta scala di Mosca nel 2022, principalmente le sue preoccupazioni circa un’alleanza Nato in espansione.
L’incontro odierno segue quello di domenica 23 marzo tra le delegazioni statunitense e ucraina, sempre a Riad. Un incontro, questo, su una possibile tregua parziale nella guerra con la Russia, definito da Kiev «produttivo». «Abbiamo concluso il nostro incontro con il team americano. La discussione è stata produttiva e mirata. Abbiamo affrontato punti chiave, in particolare l’energia», ha affermato il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov. Ha aggiunto che l’Ucraina si sta impegnando per raggiungere l’obiettivo di una «pace giusta e duratura».
Gli Stati Uniti e l’Ucraina premono, intanto, per ottenere almeno una tregua negli attacchi contro gli impianti energetici, gravemente danneggiati dalla parte ucraina a più di tre anni dall’invasione russa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto domenica di «fare pressione» su Putin affinchè cessi gli attacchi e ponga fine all’invasione. «Non importa cosa discutiamo con i nostri partner, dobbiamo fare pressione su Putin affinché dia un ordine reale per fermare gli attacchi. Chiunque abbia iniziato questa guerra è colui che deve porvi fine», ha dichiarato Zelensky. (riproduzione riservata)