La minaccia dell’Iran: preparatevi al petrolio a 200 dollari al barile
Il Comando centrale Usa: attacchi con droni iraniani diminuiti drasticamente
L’Aie prepara il maxi-rilascio di riserve strategiche ma il prezzo del petrolio sale
«Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato». Questa la minaccia di Teheran a Usa e Israele arriva dalle forze armate iraniane, nel pieno della crisi lungo lo stretto di Hormuz.
«Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, Israele e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta a loro sarà un obiettivo legittimo», ha ribadito Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran secondo quanto riportato da al Jazeera.
Dalle prime ore dell'operazione Epic Fury contro l’Iran, gli attacchi con missili balistici e droni iraniani sono diminuiti «drasticamente». Lo ha detto il capo del Comando centrale americano, l'ammiraglio Brad Cooper.
«La forza di combattimento degli Stati Uniti sta crescendo, quella dell'Iran sta diminuendo», ha aggiunto il militare.
Il comando militare congiunto iraniano ha dichiarato che banche e istituzioni finanziarie in Medio Oriente sono ora obiettivi legittimi per l'Iran. La dichiarazione è stata rilasciata in risposta a un attacco aereo israelo-statunitense che, secondo i media iraniani, ha colpito una filiale della Bank Sepah (istituto statale legato alle Guardie Rivoluzionarie) a Teheran durante la notte, causando la morte di alcuni dipendenti.
Il comando ha identificato esplicitamente banche e istituzioni finanziarie come nuovi target, con particolare rischio per Dubai, Arabia Saudita e Bahrein. Il portavoce ha specificato che si tratterebbe di centri economici e bancari legati a Stati Uniti e Israele e ha esortato la popolazione regionale a stare lontana di un chilometro da tali istituzioni.
Tre navi sono state colpite nei pressi dello stretto di Hormuz, il principale punto strategico della guerra in Medio Oriente la cui chiusura sta causando l’impennata dei prezzi di petrolio e gas.
Secondo l'agenzia marittima britannica Ukmto, una nave portacontainer, una nave cargo e una nave portarinfuse sono state colpite in successione da «proiettili sconosciuti».
Sul mercato del petrolio regna ancora incertezza, permane la volatilità e i prezzi ricominciano a salire. Nella mattinata di mercoledì 11 il Brent è dapprima salito di oltre il 5%, sondando di nuovo quota 90 dollari al barile, per poi riprendere fiato e stabilizzarsi intorno agli 89 dollari.
Pressioni in acquisto nonostante le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) avrebbe proposto il più grande rilascio di petrolio mai effettuato dalle sue riserve strategiche, superando i 182 milioni di barili che i suoi Stati membri hanno immesso sul mercato dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022.
Secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti, l'esercito statunitense avrebbe «eliminato» 16 navi posamine iraniane vicino allo stretto di Hormuz. Il presidente americano Donald Trump ha avvertito che qualsiasi mina posata nello stretto dall’Iran deve essere rimossa immediatamente, ribadendo che gli Usa sono pronti a scortare le petroliere attraverso lo stretto, se necessario.
Occhi puntati anche sulle indicazioni che arriveranno dal G7: il presidente francese Emmanuel Macron ospiterà infatti oggi una videoconferenza con gli altri leader dei Paesi del blocco per discutere l’impatto del conflitto in Medio Oriente sull’energia e le misure per affrontare la situazione. (riproduzione riservata)