Il browser Chrome può restare a Google. Lo ha deciso il giudice degli Stati Uniti Amit Mehta, respingendo le richieste del Dipartimento di Giustizia degli Usa (Doj) che chiedeva – tra le altre cose – la vendita forzata del browser per ripristinare la concorrenza nel campo delle ricerche online, in cui Google è stata riconosciuta colpevole di «monopolio illegale» nel 2024.
Il più rilevante dei procedimenti Antitrust contro Alphabet si avvia quindi verso la conclusione salvando il gruppo di Mountain View dalle misure più drastiche. Immediata la reazione del titolo in borsa, dove le azioni hanno guadagnato l’8% nell’after-hours del 2 settembre 2025.
«Google non sarà tenuta a cedere Chrome né il tribunale includerà una cessione contingente del sistema operativo Android nella sentenza definitiva», si legge nella decisione di Mehta. «I ricorrenti (il Doj, ndr) hanno esagerato nel chiedere la cessione forzata di queste attività chiave, che Google non ha utilizzato per attuare alcuna restrizione illegale». Le parti dovranno incontrarsi entro il 10 settembre per la sentenza definitiva.
Mehta ha comunque imposto a Google alcune restrizioni e la cessazione di pratiche ritenute anti-concorrenziali. Nello specifico, l’azienda può effettuare pagamenti per pre-caricare i suoi prodotti sui dispositivi, ma non può stipulare contratti esclusivi che condizionano pagamenti e licenze. Il caso più rilevante è l’accordo con Apple, che rende Google il motore di ricerca predefinito sugli iPhone a fronte di pagamenti per circa 20 miliardi di dollari all’anno, autorizzato a rimanere in piedi.
Inoltre, Google sarà costretta a condividere alcuni dati con i concorrenti e a non applicare nel mondo dell’intelligenza artificiale le stesse tattiche che le hanno consentito di monopolizzare le ricerche online.
«La Corte ha imposto dei limiti alla distribuzione dei servizi Google e ci obbligherà a condividere i dati di ricerca con i nostri concorrenti», ha dichiarato Google in un post sul suo blog. «Siamo preoccupati per l'impatto che questi requisiti avranno sui nostri utenti e sulla loro privacy e stiamo esaminando attentamente la decisione. La Corte ha riconosciuto che la cessione di Chrome e Android avrebbe superato l’ambito del caso, incentrato sulla distribuzione della ricerca, e avrebbe danneggiato i consumatori e i partner». (riproduzione riservata)