Lo Stoxx600 e tutti i principali indici europei (Dax, Ftse 100, Eurostoxx50) sono ingabbiati in un trend laterale da marzo 2025, se si esclude la correzione conseguente ai dazi annunciati del presidente Usa Donald Trump. Questo andamento, secondo gli analisti di Goldman Sachs, è dovuto principalmente a due fattori: la performance debole degli utili e la forza dell’euro. Proprio sil fronte dei cambi, gli esperti della banca d’affari ritengono che il cambio euro-dollaro sia destinato a raggiungere 1,25 entro fine anno.
E visto che il 60% dei ricavi dell’indice europeo deriva da esportazioni all’estero, l’impatto sulla domanda non è trascurabile. Per questa ragione, il consensus di mercato si aspetta adesso un calo degli utili per azione (eps) dell’1% nel 2025, contro il +8% di atteso a inizio anno. Inoltre, sottolinea il report di Goldman Sachs, le valutazioni delle aziende europee non sono più così convenienti rispetto alla media storica. Di conseguenza l’approccio selettivo resta la strategia migliore.
Nonostante nell’ultimo anno i flussi verso l’azionario europeo siano ripresi, il posizionamento di lungo periodo degli investitori è ancora contenuto. I deflussi registrati tra 2022 e 2024 superano di gran lunga i capitali in entrata nel 2025. Tuttavia, dato che il 40% dei portafogli azionari degli investitori domestici è esposto ad azioni Usa, contro il 15% del 2009, si potrebbero verificare dei riposizionamenti di portafoglio in un’ottica di diversificazione.
Con un dollaro più debole e il mercato Usa molto caro e concentrato su pochi grandi titoli (soprattutto tecnologici), Goldman Sachs ritiene che ci sia una buona opportunità per riequilibrare i portafogli, cioè aumentare il peso delle azioni europee rispetto a quelle statunitensi.
Per questo il target sullo Stoxx600 è stato aumentato del 5% a 580 punti, che implica un rialzo del 6,2% dell’indice dalle quotazioni attuali.
Le dinamiche macro che hanno guidato la sovraperformance dei titoli growth rispetto ai titoli value dalla crisi finanziaria globale ad oggi sono cambiate. Anzi, sembrano essersi invertite. Tendevano, infatti, ad andare meglio le società che beneficiavano degli utili denominati in dollari – e, quindi, dalla crescita economica Usa e dell’apprezzamento del biglietto verde - e quelle esposte alla domanda cinese.
Oggi invece il dollaro è in calo, la crescita Usa rallenta, le barriere commerciali sono aumentate e l’amministrazione Trump spinge per prezzi più bassi dei farmaci negli Stati Uniti. Inoltre, il rapporto dell’Europa con la Cina si è trasformato bruscamente. Se prima Pechino si configurava come un’economia ad alto potenziale di crescita che stimolava la domanda per beni e servizi europei, ora si è trasformata in un sistema che esercita concorrenza ed esporta deflazione. Questa dinamica è particolarmente evidente nei settori dell’automotive e della chimica.
Gli analisti di Goldman reputano che questi driver non siano transitori. Nonostante il de-rating e la discesa nei prezzi, non si aspettano quindi che le azioni growth torneranno a essere protagoniste dei rialzi in Europa.
Gli analisti del colosso finanziario Usa raccomandano un mix di settori ciclici e difensivi, con preferenza per i ciclici esposti al mercato interno. I ciclici con un’esposizione internazionale affronteranno, invece, venti contrari: i dazi più alti e la deflazione proveniente dalla Cina. In sintesi. Goldman Sachs resta sovrappesata su banche, tecnologia e retailer , mentre è sottopesata su auto, chimica, materie prime di base ed energia.(riproduzione riservata)