Cala la probabilità di una recessione per l’economia statunitense dal 35% al 25% nei prossimi dodici mesi, oltre la metà rispetto alla stima del consenso del 65% emersa dall’ultima indagine del Wall Street Journal. Lo dichiarano gli analisti di Goldman Sachs secondo cui la resilienza del mercato del lavoro accompagnata dai primi segnali di miglioramento emersi dalle indagini congiunturali suggeriscono che il rischio di un crollo nel breve termine si è notevolmente ridotto. “Stimiamo per il primo trimestre di quest’anno un andamento del pil ancora debole, intorno a +0,4%, mentre ci aspettiamo una crescita più sostenuta a partire dalla prossima primavera, grazie all’aumento del reddito reale disponibile, alle minori condizioni finanziarie restrittive e ad una crescita più rapida di Cina e Europa che sosterrà il settore manifatturiero statunitense”, spiega il capo economista di Goldman Sachs, Jan Hatzius.
Recentemente i progressi sul fronte prezzi sono stati particolarmente rapidi: soltanto negli ultimi tre mesi l’inflazione core pce, dato macroeconomico impiegato dalla Federal Reserve per orientarsi nelle scelte di politica monetaria, si è attestata intorno al 3% su base annua, a metà circa tra il picco del +5% di metà 2022 e l'obiettivo del 2% fissato dalla Fed. Parte di questo rallentamento è correlato allo sblocco delle catene di fornitura dei beni di consumo durevoli. Ma quando questo effetto finirà, la conseguente pressione al rialzo sull'inflazione sarà probabilmente più che compensata dalla pressione al ribasso dovuta alla decelerazione dell'inflazione dei canoni di locazione. Questi presupposti giustificano non solo l'ottimismo del presidente della fed, Jerome Powell, sulla possibilità di un atterraggio morbido, ma anche la sua convinzione che il lavoro della Fed non è ancora finito. “La nostra previsione di base prevede un rialzo dei tassi di 25 punti base nelle riunioni del Fomc di marzo e maggio, a cui farà seguito circa un anno di tassi stabili al 5-5,25%”, indicano gli esperti di Goldman Sachs.
La crescita in Cina, invece, sta accelerando bruscamente, con un balzo dell’indicatore di Goldman Sachs relativo alle attività correnti all'8,1% a gennaio grazie al rafforzamento dell’indice Pmi servizi. Se ulteriori incrementi si registreranno anche per febbraio e marzo, come atteso, le previsioni di crescita del pil cinese continueranno a salire: per quest’anno gli analisti stimano un pil al 5,5% su base annua. Potrebbero beneficiare di tale trend anche quelle economie esportatrici di materie prime e quei Paesi asiatici più popolari tra i turisti cinesi. Sul fronte prezzi, Goldman Sachs prevede degli effetti contrastanti: lo sblocco delle catene di approvvigionamento e una crescita più sostenuta annullerebbero in gran parte gli effetti sull'inflazione core globale che, invece, dovrebbe beneficiare dell’incremento dei prezzi del petrolio. A livello generale, la combinazione di una crescita più sostenuta e di un'inflazione più bassa dovrebbe sostenere gli asset ciclici. Tuttavia, per Goldman Sachs il rialzo rimarrà in qualche modo limitato. Le valutazioni azionarie risultano elevate sia in termini assoluti sia relativi (soprattutto negli Stati Uniti), gli spread sono già abbastanza stretti, i margini di profitto sono elevati e le previsioni sui tassi d'interesse di breve e di lungo termine sono uguali o superiori a quelle sui tassi forward dei principali mercati. “Da un punto di vista economico, il rovescio della medaglia di un atterraggio morbido con livelli occupazionali elevati è che si limita lo spazio per un forte rimbalzo”, sostengono gli esperti di Goldman Sachs, “limitando a sua volta lo spazio per ulteriori guadagni”. (riproduzione riservata)