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Goldman Sachs: quante probabilità ci sono di vedere l'oro a 2.250$

17 ottobre 2022, 07:00 Ultimo aggiornamento: 07:55

L'oro sta seguendo un trend fortemente instabile nell’ultimo anno, complici le prospettive economiche americane incerte, l’inflazione e i tassi reali più elevati. Un modello realizzato dagli analisti di Goldman Sachs effettua alcune simulazioni su quattro scenari di base e tiene conto di tre variabili, ovvero rendimenti reali a 10 anni, rischi di recessione negli Stati Uniti e pil dei mercati emergenti. In primis gli esperti chiariscono che non tutte le variazioni dei tassi possono condizionare allo stesso modo il metallo prezioso, ma che la loro influenza dipende anche dallo scenario di riferimento, caratterizzato o da preoccupazioni o da ottimismo sulle prospettive future. L’indagine rileva che elevati rischi di recessione creano un'asimmetria positiva nel livello di rendimento del lingotto, per cui un ribasso della materia prima in caso di un atteggiamento aggressivo della Fed sarebbe di minore entità rispetto a un suo rialzo in caso di uno shock di crescita che porterebbe l'economia statunitense a una recessione. Quindi “applicando il nostro modello di trade-off di crescita e tasso reale agli scenari ipotizzati, si scopre che il potenziale di rialzo dell'oro è significativamente maggiore rispetto ai rischi di un ribasso” commentano a Goldman Sachs. 

 

Nel primo scenario (probabilità 30%) considerato dal modello, l’inflazione Usa rallenta già dal prossimo anno e non si verifica alcuna recessione. Le stime degli analisti sui tassi reali Usa a 10 anni sono pari all'1,7%, leggermente al di sopra del livello attuale: “con le minori preoccupazioni sulla crescita del Paese, è probabile che si guardi agli asset più rischiosi, come le azioni, piuttosto che a quelli rifugio, come l'oro. Secondo le nostre stime, in questo caso il prezzo del metallo prezioso potrebbe scendere dell’8% a 1.530 dollari l’oncia” contro i 1.650 dollari l'oncia attuali. Il secondo scenario (probabilità 20%) si caratterizza per la centralità delle politiche monetarie della Banche centrali sul contenimento dell’inflazione, sulla scia di quanto si sta verificando di quest’anno. In questo caso i tassi reali a 10 anni statunitensi sono visti aumentare di un ulteriore 1,5% e le preoccupazioni sulla recessione si mantengono elevate, proprio come lo sono ora, mentre il prezzo dell'oro potrebbe scendere del 10% a 1.500 dollari l’oncia. Nel terzo scenario (probabilità 20%), i timori per la crescita economica accompagnati da un calo dei tassi reali innescano una rotazione a favore degli asset difensivi. Come periodo di riferimento per questo caso si può guardare al 2019, quando l’oro era salito del 33% e i tassi reali a 10 anni erano scesi dell’1%. Per gli analisti di Goldman Sachs in questo scenario il prezzo salirebbe del 18% a 2.000 dollari l’oncia. Il quarto scenario (probabilità 30%) si caratterizza per una forte recessione che spinge la Fed alla decisione di riportare gradualmente i tassi a zero nel giro di tre anni. Si prevede un tasso reale a 10 anni in calo dell’1%, mentre i timori per la crescita avvantaggiano le posizioni difensive. In questo caso il periodo di riferimento è il 2019-2020, quando la Fed decise di portare i tassi a zero e l’oro segnò una crescita del 66%. In questo caso i prezzi dell’oro potrebbero spingersi fino a 2.250 dollari l’oncia segnando un rialzo del 34%.

 

Oltre ai quattro scenari descritti, gli analisti di Goldman Sachs considerano il caso di un rialzo dell’oro a seguito della decisione della Fed di cambiare l’obiettivo di inflazione leggermente oltre il 2% per evitare un grave rallentamento economico. Già all’inizio di quest’anno, le aspettative di inflazione del mercato erano al di sopra del target, innescando la divergenza tra l’oro da una parte e il dollaro e i tassi reali dall’altra, oltre a innescare un rally del 15% per la materia prima. Infatti “per permettere al lingotto di svincolarsi da biglietto verde e dai tassi reali e di salire, il mercato deve incominciare a mettere in discussione l’impegno della Fed a raggiungere il suo obiettivo di inflazione, proprio come accaduto all’inizio di quest'anno o nel 1970”, sostengono gli analisti della banca d’affari Usa, precisando che “se l'economia statunitense dovesse essere colpita da uno shock di stagflazione, il costo di riportare l'inflazione al 2% potrebbe poi risultare troppo caro”. Prendendo, dunque, come riferimento la sensibilità dell'oro alle aspettative di inflazione negli anni passati, un aumento dell'1% nelle attese di inflazione, a parità di altre condizioni, potrebbe far tornare i prezzi dell'oro a 1.950 dollari l’oncia. (riproduzione riservata)



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