Gli Stati Uniti scansano il rischio recessione. Lo rivela Goldman Sachs, che ritiene ci sia una probabilità del 35% di un rallentamento economico in America nel 2023, contro il 65% del consenso. "Gli Usa dovrebbero evitare la recessione per un pelo - spiega in una nota il capo economista di Goldman Sachs, Jan Hatzius - visto che l'inflazione core rallenterà dal 5% al 3% di fine 2023 e il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare di mezzo punto percentuale".
Si potrebbe allora presumere che l'ottimismo sull'inflazione si traduca in una Fed relativamente accomodante: "Questo presupposto sarebbe sbagliato", chiarisce il capo economista, "perché per mantenere in corso l'aggiustamento del mercato del lavoro saranno necessari ulteriori aumenti dei tassi". Di conseguenza, la banca d'affari di New York pensa che la banca centrale americana aumenterà i tassi di altri 125 punti base, fino a un picco del 5-5,25%. Ci sarà però una rimodulazione del ritmo dei rialzi: 50 punti base a dicembre e tre aumenti minori di 25 punti base a febbraio, marzo e maggio. Nel 2023, quindi, Goldman Sachs non prevede tagli.
Come si spiega un calo così marcato dell'inflazione core con un tasso di occupazione che invece cresce di mezzo punto? "Questo ciclo è diverso dai precedenti periodi di alta inflazione", rivela Jan Hatzius: "Il surriscaldamento del mercato del lavoro post-pandemia - commenta il capo economista - non si è trasformato in occupazione eccessiva, bensì in opportunità di lavoro senza precedenti, uno scenario meno doloroso da sciogliere. In secondo luogo, l'impatto disinflazionistico della recente normalizzazione nelle catene di approvvigionamento e nei mercati degli alloggi in affitto ha ancora molta strada da fare. E in terzo luogo, le aspettative di inflazione a lungo termine rimangono ben ancorate". (riproduzione riservata)