L’Italia potrebbe trovarsi in una posizione meno fragile del previsto nonostante le preoccupazioni legate all’aumento del rapporto debito/pil, al rialzo dei tassi reali e alle crescenti spese per la difesa. Secondo Goldman Sachs ci sono tre fattori chiave che mantengono stabile - e persino «favorevole» - la percezione del rischio sovrano italiano per il 2025. La situazione fiscale dell’Italia migliora con più rapidità rispetto agli altri Paesi dell’area EMU4 (Francia, Germania, Spagna). Per Goldman Sachs il deficit e il saldo primario si stanno avvicinando alla media dell’Area Euro, con un divario ai minimi dal 2016. A tutto ciò si aggiunge il sostegno finanziario del Recovery Fund, che proseguirà fino al 2026, offrendo uno spazio fiscale pari all’1,5% del pil all’anno.
L’altro fattore rilevante è nella composizione della domanda di titoli di Stato: sebbene gli investitori esteri abbiano aumentato la loro esposizione, il settore finanziario domestico detiene oggi la quota più bassa di Btp degli ultimi 25 anni. Questo suggerisce che ci sia margine per un assorbimento interno del nuovo debito, come già sta facendo il Mef per ridurre i rischi legati ai mercati internazionali.
Il secondo fattore chiave per il debito italiano è nei tassi reali, che sono in aumento - spinti dalla disinflazione e dall’innalzamento dei rendimenti a lungo termine - ma restano circa 100 punti base sotto i livelli pre-pandemia. Fattore che rende il contesto finanziario meno ostile di quanto si potrebbe pensare. Inoltre, l’aumento previsto della spesa per la difesa - pari all’1% del pil entro il 2027 - sarà in gran parte assorbito con debito comune europeo, senza impattare significativamente sulle emissioni nazionali. Il risultato? Una prospettiva stabile per il Btp, con la possibilità di allungare ulteriormente la scadenza media del debito riducendo il rischio di rifinanziamento.
A differenza del passato, infine, il rischio politico in Italia sembra contenuto. Dal 2013 ogni allargamento significativo dello spread è stato innescato da crisi di governo o da un calo di fiducia nei confronti dell’esecutivo. L’attuale governo, invece, è l’unico degli ultimi 20 anni ad aver guadagnato consenso nei 30 mesi successivi alla sua nomina secondo i sondaggi. In assenza di scadenze elettorali imminenti, per Goldman Sachs è lecito attendersi una prosecuzione di questa stabilità.
Il quadro non è privo di ombre. L’Italia è l’unico Paese tra i maggiori dell’Area Euro ad aver registrato una crescita negativa della produttività negli ultimi due anni nonostante gli investimenti pubblici. E senza un miglioramento strutturale dell’efficienza economica, spiega Goldman Sachs, ogni valutazione positiva sul debito italiano rischia di essere temporanea.Ciò non toglie che il 2025 potrebbe essere un anno ancora favorevole per il debito tricolore grazie a un mix di disciplina fiscale, contesto europeo favorevole e stabilità politica. Ma per rendere la fiducia dei mercati strutturale, l’Italia dovrà affrontare il nodo cruciale della produttività. (riproduzione riservata)