L’Italia potrebbe aver trovato le carte giuste per posticipare ancora la procedura d’infrazione sul golden power. La Commissione Europea dovrebbe decidere giovedì 13 novembre, ma con il passare delle ore prende corpo l’ipotesi di un nuovo slittamento.
Il governo Meloni ha convinto Bruxelles ad allargare le trattative oltre i poteri speciali che la legge italiana gli concede per tutelare l’interesse nazionale nei settori strategici. Palazzo Chigi li ha utilizzati per imporre quattro prescrizioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm e, nel farlo, si sarebbe sovrapposto a Commissione e Bce, ostacolando la libera circolazione dei capitali e il consolidamento bancario.
Da qui la possibile procedura d’infrazione, che Roma sta provando a posticipare con un’offerta che va oltre il golden power, finito per adesso in secondo piano. Secondo una fonte vicina al governo la premier Giorgia Meloni ha garantito il suo appoggio alla presidente Ursula von der Leyen su temi più urgenti per l’Europa, come il piano di riarmo e il sostegno all’Ucraina. Le trattative si sarebbero estese anche al possibile uso degli asset russi congelati per finanziare Kiev, proposta su cui l’Ue lavora da tempo ma senza riuscire a convincere tutti gli Stati membri, che temono la reazione degli investitori internazionali.
L’Italia avrebbe fornito maggiori garanzie anche sull’utilizzo della flessibilità concessa dalla Commissione, in deroga al Patto di Stabilità, per aumentare la spesa militare nazionale e contribuire al rilancio della difesa europea. Altro obiettivo caro a von der Leyen, ma che si è scontrato con la cautela di Giancarlo Giorgetti, da sempre attento alla sostenibilità dell’enorme debito pubblico italiano.
Secondo Reuters era stato proprio il ministro dell’Economia, in un incontro a Roma il 24 ottobre, a promettere alla commissaria per i Servizi Finanziari, Maria Luís Albuquerque, una modifica alla legge sul golden power per renderla compatibile con i principi Ue. Ma poi l’Italia non ha inviato proposte scritte e punta a farlo solo dopo aver strappato un altro rinvio, cercando in ogni caso di confermare il principio - caro a Giorgetti - che il risparmio rientra nella sicurezza nazionale.
È questo il piano di Meloni che, come osservato da Politico, la presidente della Commissione non vuole infastidire perché le serve per tenere unita la maggioranza, sempre più instabile, che l’ha rieletta al Parlamento Europeo. Anche per questo motivo l’Italia si aspetta un nuovo rinvio della lettera di messa in mora, primo atto della procedura d’infrazione sul golden power. Palazzo Chigi se n’era servito ad aprile per imporre quattro prescrizioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm, tra cui l’uscita dalla Russia entro nove mesi.
Misure considerate troppo onerose dal ceo Andrea Orcel, che a luglio ha deciso di ritirare l’offerta. Senza arrendersi perché il 10 novembre Piazza Gae Aulenti ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che aveva annullato due dei vincoli prescritti dall’Italia. Unicredit ha atteso per mesi un intervento della Commissione, che però adesso potrebbe slittare ancora dopo il primo rinvio di ottobre.
«Nessuna decisione è stata presa», spiega una fonte europea. «Questo tipo di procedure richiedono certezza e chiarezza giuridica, e nel caso dell’Italia restano in ballo una serie di fattori, legati ad alcuni requisiti legali specifici, che devono essere verificati prima di procedere». Bisognerà aspettare il 12 novembre, insomma, ultimo giorno utile per aggiungere nella lista mensile delle procedure d’infrazione quella contro l’Italia.
L’elenco di solito è lungo e non richiede l’approvazione dei commissari perché il mero inserimento al suo interno comporta l’ok del collegio. Anche questa volta, però, la lettera di messa in mora contro l’Italia potrebbe non comparire nella lista. Un esito che implicherebbe il mancato via libera di von der Leyen alle richieste, contro Roma, delle direzioni Servizi Finanziari e Concorrenza, consegnate al gabinetto della presidente già da settimane.
Se la Dg Fisma di Albuquerque è titolare del fascicolo sulla procedura d’infrazione, la Dg Comp guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha acceso un faro sul caso Unicredit-Bpm per possibile violazione del regolamento sulle concentrazioni. Indagine conclusa ancora una volta a sfavore dell’Italia visto che la commissaria spagnola, a capo anche dell’Antitrust europeo, sarebbe pronta ad annullare il decreto sul golden power.
Si tratta di un procedimento formalmente separato dall’Eu Pilot della Dg Fisma, ma unito dalle stesse tempistiche perché, come rivelato da Reuters, una decisione era attesa in contemporanea prima a ottobre e poi a novembre. Non è chiaro se un eventuale rinvio varrà anche per la Dg Comp, ma questioni di opportunità politica spingono a crederlo. «Si tratterebbe di una decisione meramente declaratoria (visto che Unicredit si è ritirata, ndr)», spiega un’altra fonte europea, «e che non affronta le questioni sostanziali oggetto della procedura d’infrazione». (riproduzione riservata)